Donne, per l’8 marzo riprendiamoci il nostro corpo

Per la festa della donna facciamoci un regalo: riprendiamoci il nostro corpo. Il nostro corpo, il corpo femminile, che ci è sfuggito di mano per finire sotto la competenza della medicina e degli «altri», che pretendono di sapere meglio di noi come ci sentiamo in ogni momento della nostra vita riproduttiva. Hai le mestruazioni? Sarai sicuramente irritabile! Sei in menopausa? Sarai depressa! Sei incinta? Sarai stanca e affamata! Il problema è che noi spesso ci crediamo, ed ecco che ci lasciamo tentare dai molteplici rimedi che offre la medicina, e non solo, per quelle che ormai sono considerate malattie.
Per non parlare di come la società ci imponga il suo punto di vista non solo su cosa accade dentro di noi, ma anche su ciò che dovremmo fare, come se non fossimo in grado di capirlo da sole. I momenti in cui questo si manifesta in maniera più insopportabile sono quelli che vanno dalla gravidanza alla cura del bambino: non c’è donna che non si sia sentita ripetere decine di volte che cosa le fosse consentito fare e cosa no. Ciò che sentiamo che sia giusto fare non ha alcuna importanza, il nostro istinto va ignorato. Per millenni le femmine di ogni specie di mammiferi hanno cresciuto dentro di sé i propri piccoli, hanno saputo accudirli e nutrirli ascoltando il proprio corpo. Perché per la specie umana non è più così? La gravidanza viene monitorata in modo eccessivo alla stregua di una malattia terribile; il parto è spesso sotto il totale controllo del personale medico, che impone i propri tempi e modalità; nell’accudimento la neomamma è una totale imbranata e dev’essere aiutata da pediatri e parenti, che suggeriscono i rimedi più svariati (e dannosi) quando la maggior parte delle volte l’unico consiglio sensato è quello di ascoltare il proprio istinto. L’istinto che ci dice di non lasciar piangere nostro figlio; di cullarlo tra le nostre braccia e di allattarlo. Ma in nome di un’ideale distorto di una donna emancipata, e di bambini autonomi e educati, la nostra società ci spinge ad allontanarci il prima possibile dai nostri figli, e culle, ciucci, latte artificiale sono solo alcuni dei mezzi con cui questo obiettivo viene ricercato.
Riprendiamo dunque il controllo sul nostro corpo: ascoltiamolo, seguiamo il nostro istinto senza lasciarci condizionare, ricordando che la donna davvero emancipata non è necessariamente quella che rinuncia a essere madre, o quella che non si lega a un uomo; piuttosto, è quella che sceglie che direzione dare alla propria vita in piena libertà, senza essere condizionata da falsi ideali e pregiudizi imposti dall’esterno.

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