Esercizio abusivo della professione giornalistica?

Caro lettore, se pensi che La Voce che Stecca sia fuorilegge in quanto «pubblicazione clandestina» (non c’è la registrazione in Tribunale), oppure che Tito Borsa eserciti «abusivamente la professione di giornalista» in quanto «Direttore» di questo spazio, prima di farcelo presente, ti invitiamo a leggere quanto segue.
L’articolo 3 bis del Decreto-Legge n.63 del 18 maggio 2012, poi diventato legge n.103 del 16 luglio 2012, afferma: «Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n.666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni».

Art.5 legge 8/2/1948 n.47: Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi. Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria: 1) una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile, dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l’impresa giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e la natura della pubblicazione; 2) i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli articoli 3 e 4; 3) un documento da cui risulti l’iscrizione nell’albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull’ordinamento professionale; 4) copia dell’atto di costituzione o dello statuto, se proprietario è una persona giuridica. Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, verificata la regolarità dei documenti presentati, ordina, entro quindici giorni, l’iscrizione del giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla cancelleria. Il registro è pubblico.

Per non appesantire troppo questa nota, abbiamo citato soltanto la legge che ci interessa in questo caso, le altre sono facilmente reperibili sul web. 
Siamo solo online? Certo.
Abbiamo fatto domanda di «provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche»? No.
Abbiamo conseguito ricavi annui da attività editoriale superiori a 100.000 euro? I nostri ricavi sono pari a zero. 
Per questo motivo rientriamo nella casistica prevista dalla suddetta legge e non c'è alcun problema di tipo legale.
Se avete dei dubbi, non esitate a contattarci.
Tito Borsa non «esercita abusivamente la professione» perché non ha mai affermato di essere un giornalista e perché il titolo «Direttore», come scritto a lato di ogni pagina di questo blog, nulla ha a che fare con il «Direttore Responsabile» di una testata, lo stesso vale per Sara Collalti e Francesca Bortoli e la loro carica di «Vicedirettore». 
Aggiungiamo che commette invece il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) chi offende l'altrui reputazione in assenza della persona offesa. «Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a 2 anni, ovvero della multa fino a euro 2.065».
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