Rosy Bindi? «Da ucciderla». Vincenzo De Luca ci ricasca

qualcuno dica a Vincenzo De Luca, presidente della Campania, che ricoprire una carica pubblica non significa proferire verbo ogni volta che le gengive  necessitano di aerazione. «Quella che fece è stata una cosa infame, da ucciderla», ha detto riferendosi a Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia che l’anno scorso, al momento delle elezioni, lo aveva inserito nella lista degli «impresentabili».

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Purtroppo De Luca non è nuovo a uscite di questo tipo: il suo linguaggio è spesso canzonatorio (e questo potrebbe andare anche bene) ma anche violento e offensivo. Dopo le amministrative della primavera scorsa era arrivato a dire: «Di Maio, Dibba, Fico? Tre mezze pippe, falsi come Giuda. Che vi possano ammazzare tutti». Affermazioni inaccettabili dal comune cittadino, e ancor di più da chi ricopre una carica pubblica: l’«onore» citato nella Costituzione è qui sostituito dal disprezzo verso gli avversari politici e la violenza (speriamo solo verbale) è l’unica lingua che sembra capace di parlare la politica di De Luca.
Va detto che il presidente della Campania sostiene che l’ultima 
boutade su Rosy Bindi gli sia stata quasi estorta dai giornalisti di Matrix. Lo diciamo per dovere di cronaca ma ci permettiamo di dubitare di questa ricostruzione: quanto riportato è perfettamente in linea con tutte le altre dichiarazioni di De Luca sui propri avversari politici.
Per fortuna anche il Pd questa volta ha preso le distanze da frasi come queste, speriamo si accorga presto anche che ha candidato alla guida della Campania un personaggio perfetto per un film noir in salernitano, ma inadatto a occuparsi di politica: arte del compromesso, della discussione ma anche dell’educazione. Quando va in scena uno spettacolo come questo non possiamo che abbassare gli occhi e provare immensa vergogna.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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