Le incongruenze delle testimonianze sull’agenda rossa – parte 2

                               Leggi qui la prima parte 

Si riportano di seguito la testimonianza del Colonnello Minicucci e una parte di quella del Dr. Ayala. 

Testimonianza Minicucci

Il Colonnello Marco Minicucci, che al tempo della strage faceva parte anch’esso del Nucleo Operativo Proviciale dei Crabinieri, era il superiore Gerarchico del Capitano Arcangioli ed arrivò in Via D’Amelio circa mezz’ora dopo la strage, verso le 17:30. Minicucci dice che al momento dell’arrivo è sicuro che sulla scena ci fossero il Capitano Arcangioli e il Dott.Ayala, e che successivamente, insieme a quest’ultimo, sia andato a controllare se ci fosse qualcosa o qualcuno all’interno del cortile del condomino della madre di Borsellino, riconoscendo il Giudice Borsellino a terra, o quel che ne rimaneva di lui.
Minicucci, interrogato dal Dott.Gozzo, riferì che Arcangioli gli disse, ma non ricorda se lo stesso giorno della strage o qualche giorno più avanti, che egli aveva prelevato e guardato dentro la borsa del Dott.Borsellino, vedendo un «crest», e che lo aveva fatto su ordine di un magistrato.
Di seguito, uno stralcio del colloquio tra Menicucci e il P.M. Gozzo
TESTE MINICUCCI M. –«Io sono stato sentito… sono stato sentito sull’argomento nel 2006, se non erro, e ho ricostruito quello che ricordavo e quindi che con Arcangioli… Arcangioli mi riferì di aver prelevato la borsa e mi raccontò che all’interno aveva visto un crest e quindi questo era il particolare che mi riferì Arcangioli, e come ho avuto modo di dire qualche anno fa, non ricordo se me lo disse nella stessa giornata o qualche giorno dopo. Sicuramente mi parlò di aver prelevato la borsa. »
P.M. Dott. GOZZO – «Le disse anche perché aveva prelevato la borsa?»
TESTE MINICUCCI M. – «Mi disse che gliel’aveva detto un magistrato di prelevare la borsa, questa era l’informazione che lui mi aveva dato; informazione che lui mi dava perché ero il suo superiore gerarchico, quindi (…) ovviamente era il suo dovere quello anche di… di raccontare quello che stava facendo in quel momento. Se è stato lo stesso giorno o se è stato il giorno dopo, ripeto, questo non… non lo ricordavo nel 2006, quando ho rilasciato le mie dichiarazioni, e non lo ricordo ora.»
Nei giorni successivi alla strage, né il Capitano Arcangioli, né il suo superiore hanno scritto una relazione di servizio sui fatti accaduti quel giorno stesso, e questo ha comportato la nascita dei «non ricordo», e di varie interpretazioni, anche da parte dei magistrati che si sono ritrovati a cercare una realtà non conosciuta neanche da chi l’ha compiuta.
È doveroso ricordare che, in questo caso, le testimonianze del Colonnello Minicucci e del Capitano Arcangioli, sono molto simili tra di loro, se non quasi sovrapponibili, cosa non scontata per le testimonianze di altre persone interrogate.

Testimonianza Ayala

Giuseppe Ayala fu Pubblico Ministero durante il MaxiProcesso. Venne eletto in Parlamento nel 1992 poco prima delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Al momento dell’esplosione dell’autobomba, il Dott.Ayala si trovava a Palermo presso il residence «Marbella» dove soggiornava con la moglie durante i fine settimana, poiché il resto della settimana lo passava a Roma.
Quando viene interrogato dal Pubblico Ministero Gozzo, costui gli rammenta l’interrogatorio del 1998 nel quale Ayala stesso spiega di essersi avvicinato alla macchina del Dott. Borsellino per vedere cosa ci fosse dentro, ma che, a causa del fumo e della poca visibilità, si era fatto da parte per poi tornare poco dopo poiché vide un Carabiniere in divisa aprire lo sportello della macchina. Ayala dichiara che poteva essere veritiera questa versione.

Ecco qui uno stralcio della testimonianza.
P.M. Dott. GOZZO – «Frattanto i pompieri avevano spento le fiamme. Tornai indietro verso la blindata, anche perché nel frattempo un carabiniere in divisa, quasi certamente un ufficiale, aveva aperto lo sportello posteriore sinistro dell’auto». Da queste dichiarazioni, ecco, si evince che prima la macchina era chiusa, evidentemente lei non riusciva a vedere all’interno»
Successivamente, quando sempre il P.M. Gozzo gli ricorda un interrogatorio del 2006 in cui Ayala disse di aver preso la borsa da un uomo in borghese, sempre Ayala risponde affermativamente dicendo che fosse vero. Si può dedurre che quando Ayala arrivò nuovamente all’autovettura blindata l’ufficiale dei carabinieri si fece da parte, poi intervenne un uomo in borghese che prese la borsa del Magistrato Borsellino, per poi dargliela ad Ayala, il quale quasi immediatamente la dà all’ufficiale dei carabinieri, ovvero lo stesso uomo che aprì la portiera.
P.M. Dott. GOZZO – «No, no, io le faccio questa domanda, dico (…) proprio e glielo dico sempre anche in questo caso per aiuto della memoria, perché lei l’8 febbraio del 2006 ha detto che riceve la borsa da un uomo in borghese e poi lei la dà all’ufficiale, la consegna all’ufficiale.»
TESTE AYALA G. – «Sì, sì, quello che dicevo prima, sì».

Interrogato più avanti dal Dott.Luciani, sempre per chiarire chi avesse preso per primo la borsa del Dott.Borsellino, Ayala sostiene che non ricorda se l’avesse presa lui per primo o la persona in borghese, ma sicuramente era transitata per le sue mani per poco tempo, per poi darla successivamente all’ufficiale in divisa.
P.M. Dott. LUCIANI – «Mi perdonerà, ma io ancora non ho compreso se, per quello che è il suo ricordo oggi, cioè lei ricorda di essere stato lei materialmente a prendere la borsa o se la borsa le venne consegnata da altri. »
TESTE AYALA G. – «Guardi, il tutto è avvenuto in un contesto talmente di confusione mentale, che l’unica cosa di cui sono sicuro e ho sempre detto è che questa borsa è transitata per le mie mani ed è stata consegnata immediatamente ad un ufficiale dei Carabinieri. Che poi l’abbia presa io da lì o c’era questo in borghese che me l’ha avvicinata, io francamente non lo so».

Continua…

[Questo articolo è collegato al Progetto Turing, a cura di Tito Borsa e Simone Romanato]