Cara di Mineo: migranti fasulli ma soldi veri

Dal 2012 al 2015 al Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo (Cara) di Mineo, in provincia di Catania, si sarebbe consolidata la prassi di gonfiare il numero di migranti. Il direttore e il contabile del Cara, insieme a quattro dirigenti dei consorzi responsabili dell’accoglienza, sono indagati dalla Procura di Caltagirone per falso e truffa ai danni dell’Unione europea.

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L’inchiesta ha origine da una costola di quella ben più famosa che ha portato alla luce lo scandalo di Mafia Capitale: in questo modo sono emersi i rapporti, in relazione al Centro di Mineo, tra il sottosegretario siciliano Giuseppe Castiglione e Luca Odevaine. Quest’ultimo legato a Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati.
Già all’inizio dell’anno scorso l’Autorità anti-corruzione di Raffaele Cantone denunciò l’illegittimità dell’appalto per il Cara di Mineo, appalto del valore di quasi 100 milioni di euro.
La presenza di nomi fasulli o di ripetizioni dello stesso nome negli elenchi dei migranti avrebbe portato lo Stato a versare nelle casse dei consorzi somme molto più alte di quanto realmente dovuto, in quanto il contributo statale è ovviamente proporzionale al numero di migranti accolti nei centri di accoglienza.
È importante leggere questa vicenda alla luce della situazione dei cittadini meno abbienti e che vivono nelle situazioni più difficili dal punto di vista economico: è comprensibile l’indignazione di fronte ai contributi statali per gli immigrati. Il problema è che la vergogna non è da affibbiare a quei poveretti che arrivano in Italia, bensì a chi specula sul loro bisogno di aiuto.

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