Cos’è una fake news? Il vocabolario la definisce così: Un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità.

Quando si parla di fake news, infatti, si pensa di solito a titoli fuorvianti, ad esempio: «I vaccini causano autismo», oppure: «Gli alieni ci invaderanno domani». Sebbene il termine sia stato inventato nel XXI secolo e sia salito agli onori della cronaca grazie all’avvento e alla diffusione dei social network, le fake news sono da sempre esistite nella storia dell’uomo e proprio per la loro assurdità hanno sempre suscitato un certo interesse da parte della maggioranza della popolazione.

Oggi le fake news si discutono sui social, sotto l’ennesimo post di qualche blogger arrabbiato o tra i commenti sul prossimo taglio di capelli di Chiara Ferragni; un tempo invece venivano sbolognate nelle strade, tra la gente comune, o, in casi più estremi, erano oggetto di discussione anche nelle Corti. 

Esiste una sorta di ricetta della fake news, che comprende alcune caratteristiche fondamentali affinché questa prenda piede: un collegamento ingannevole che attira l’audience, un contenuto ingannatore, manipolato o fuorviante che provoca la reazione dell’audience, e infine un mezzo che la diffonda, che può essere, oggigiorno, coram populo oppure, più spesso, telematico (via social, giornali online, blog…); la poca documentazione e la velocità di comunicazione sono le spezie che condiscono questo piatto e che abbindolano facilmente il pubblico, specie se digiuno di buona informazione.

Le fake news nella Storia

Per tutto il corso della Storia, una sola cosa è cambiata nella distribuzione delle fake news: il mezzo e il luogo. Se oggi internet è lo strumento primario con il quale vengono diffuse false notizie, un tempo era la strada il luogo dove nascevano la maggior parte delle dicerie: uno degli esempi più vicini a noi è sicuramente quello dell’influenza spagnola.

L’influenza spagnola è famosa per aver causato, al tramonto della Prima Guerra Mondiale, 50 milioni di morti in tutta Europa e venne chiamata così perché i primi casi furono scoperti in Spagna. Dunque si associò il Paese iberico all’epicentro di questa pandemia. Tuttavia, andando ad analizzare più nello specifico diffusione e storia dell’influenza spagnola, è emerso un dettaglio importante: la prima denuncia di una particolare nuova influenza che colpiva giovani forti e in salute era stata fatta nella Contea di Haskell, in Kansas, nel 1917 ma tale informazione venne censurata per non inficiare gli avvenimenti della guerra. I soldati americani diffusero quindi tale malattia nelle trincee e quelli europei la portarono a loro volta a casa durante i periodi di congedo.

La Spagna fu additata come epicentro in quanto l’unica nazione a non censurare la notizia, sia perché estranea al conflitto, sia perché perfino il re della nazione, Alfonso XIII, ne fu colpito gravemente.

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Manifesto con consigli per proteggersi dall’influenza spagnola. Fonte

Chiudendo il caso spagnola senza addentrarsi ulteriormente in questioni mediche e tecniche, al cui riguardo segnaliamo l’ottimo testo dello storico americano John M. Barry The Great Influenza, è ora di portare alla luce un’altra grande fake news che ancora oggi si sente spesso, perfino nelle aule scolastiche: il sanguinario Enrico VIII che uccideva le sue mogli.

Enrico VIII e i rapporti coniugali

Tutti bene o male conoscono Enrico VIII, famoso re inglese che nel 1532 provocò la rottura tra la Chiesa cattolica di Roma e la Chiesa inglese, che da quel momento in poi prese a chiamarsi Chiesa Anglicana d’Inghilterra.

Altrettanto famosa è la motivazione dello strappo: Enrico VIII aveva richiesto al Papa di concedergli l’annullamento, nota bene annullamento non divorzio, del matrimonio con Caterina d’Aragona, così da poter sposare in seconde nozze la sua amante Anna Bolena. Lungi dall’essere il mero capriccio sessuale di un uomo qualunque, la richiesta del re d’Inghilterra portava con sé molte e gravi cause e conseguenze politiche con le quali egli sapeva di dover fare i conti ed era principalmente legata all’impossibilità di procreare della consorte.

In seguito all’unione con Anna nacque la loro prima e unica figlia, Elisabetta, ma neanche il secondo matrimonio tra i due produsse il tanto atteso erede al trono, di conseguenza Enrico chiese nuovamente l’annullamento. Per ottenere tale provvedimento, Enrico riuscì ad accusare Anna di averlo tradito e, di conseguenza, ottenne di mandarla a morte per alto tradimento. L’accusa, a sua volta una fake news, venne in seguito smentita ampiamente dagli storici. Come la maggior parte delle persone sa, Enrico VIII si sposò altre quattro volte, riuscendo ad avere un unico erede, Edoardo, dal suo terzo matrimonio con Jane Seymour. Quelli successivi ebbero tutti un carattere molto meno drammatico, tranne il quarto, dove la moglie, Catherine Howard, venne accusata anch’ella di alto tradimento e mandata a morte. 

Da quell’episodio nacque la fake news che si diffuse in tutta Europa e che macchiò per sempre la reputazione di Enrico VIII, dipingendolo come assetato del sangue delle proprie consorti. L’Europa credette a tal punto a questa diceria, che una delle possibili candidate alla mano di Enrico, la principessa Cristina di Oldenburg, declinò con queste parole:

Se avessi due teste, signore, una apparterrebbe al re. Ma, ahimè, io ne posseggo una sola.

Caterina di Oldenburg

Conclusioni

La storia non ricorda certo Enrico VIII per le sue meravigliose composizioni musicali, per le sovvenzioni elargite agli artisti e ai poeti, o per il documento che scrisse nel 1521, un Assertio Septem Sacramentorum che gli fece guadagnare l’appellativo di Defensor fidei da parte del Papa.

Nonostante il suo regno coincise con il periodo di pace più lungo dopo la Guerra delle Due Rose, la fake news sul suo conto lo incatenò al ruolo di sanguinario. Scardinarla, tuttavia, è difficile senza concentrarsi sul contesto storico dell’epoca e sulle dinamiche politiche del Rinascimento.

Il fatto che una moglie tradisse il marito, all’epoca, era generalmente considerato un atto gravissimo, ma se era la regina a tradire il re ciò era considerabile alto tradimento nei confronti dello stesso stato, in quanto non si poteva più stabilire con certezza la legittimità degli eredi. In una società il cui diritto a governare era per eredità di sangue, ciò avrebbe provocato una crisi politica molto forte, con il rischio d’imbracciare le armi per ristabilire le gerarchie. Una prospettiva che Enrico VIII, avendo vissuto in prima persona le ultime fasi del conflitto tra Lancaster e York, ricordava atterrito e rifiutava in maniera patologica, quasi psichiatrica. Più che un sanguinario, era un uomo ossessionato dall’idea di scongiurare l’ennesima guerra civile e il solo modo per farlo era generare un erede maschio. 

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Ritratto di Enrico VIII. Fonte

Per motivare il distacco dal Papa, la questione del successore al trono si aggiunse alle considerazioni sulla spesa esosa che la Corona doveva sostenere per la benedizione della Chiesa di Roma, la quale pretendeva tasse e decime ogni anno maggiore, senza che l’alleanza con il Santo Padre, la cui influenza era divenuta marginale nel contesto anglosassone, portasse particolari vantaggi politici. 

Al contrario di quanto affermarono le fake news, la relazione con Anna Bolena non fu dunque il casus belli della separazione tra Roma e l’Inghilterra, ma soltanto un pretesto per mettere in atto una rivoluzione che in realtà non è mai stata tale, poiché nei fatti l’unica cosa cambiata era la figura del capo della chiesa.

Nel caso della decapitazione di Catherine Howard, invece, il tradimento era stato accertato e ammesso sia dalla regina, anche nel momento della decapitazione, sia dal suo amante, Thomas Culpeper, attendente di Enrico.

La Voce che Stecca