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[dropcap]U[/dropcap]n milione di persone ieri a Roma a manifestare a favore della famiglia tradizionale: uomini, donne e bambini uniti nella comune lotta all’utero in affitto, alla fantomatica teoria del gender, al matrimonio fra persone dello stesso sesso, all’adozione per queste coppie e per tutta una serie di altri «falsi miti di progresso» (citando il patron della festa Mario Adinolfi, direttore de La Croce, quotidiano con più lettere nel titolo che lettori). Un milione di persone, a detta degli organizzatori. Stime più accurate non superano i 200mila però non importa: l’approssimazione sembra essere la costante della giornata, fra fantocci da combattere e ideologie da estirpare.Ma il paradosso è davvero dietro l’angolo: innanzitutto è alquanto strano che uno dei promotori di questa manifestazione – Mario Adinolfi – sia un uomo così cattolico da sposarsi, divorziare e poi risposarsi a Las Vegas. Ognuno è libero di fare quello che vuole ma almeno predichi bene e razzoli ancora meglio. Seconda incongruenza: alcuni giorni fa girava su internet la foto di un bambino a torso nudo con un boa color arcobaleno al collo. La foto era stata scattata al carnevale di Rio, ma alcuni onesti signori hanno diffuso la voce che rappresentasse un gay pride. Apriti cielo! Subito i pecoroni che non controllano le fonti si sono messi ad abbaiare contro la strumentalizzazione dei bambini ai gay pride. A rigor di logica, ieri in Piazza San Giovanni a Roma non si sarebbero dovuti essere ragazzini e invece eccoli lì con i cartelli «Sono un bambino» e «Sono una bambina» per non correre il rischio di confondere i due generi. Evidentemente i bambini vengono «strumentalizzati» solo quando conviene dirlo.

foto ilfattoquotidiano.it

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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