Avete uno yacht, una barchetta, una zattera e volete mettervi per mare? Beati voi se potete farlo, ma non sottovalutate i pericoli in cui potreste incappare. La letteratura ce ne offre infiniti esempi, ecco i più famosi! 

L’Odissea: un viaggio dalle mille (dis-)avventure

Se non avete molta voglia di tornare da vostra moglie e la volete prendere larga, potete seguire l’esempio di Ulisse. Checché ne dicano sul suo amore per Itaca e la moglie Penelope, a ben guardare pare che Ulisse non avesse poi molta fretta di tornare a casetta. Sicuramente non ebbe molta fortuna nel suo viaggio di ritorno dalla guerra di Troia, tra i dispetti di Poseidone e i disastri combinati dai compagni, ma di certo non gli dispiacquero le sue avventure con Circe e Calipso. Diciamo che in generale si è un po’ perso…

A ogni modo, se non volete incappare in troppi pericoli, vi suggerisco qualche luogo da cui tenersi alla larga.

Fra le tante tappe dell’Odissea, una delle più inquietanti e devastanti è il passaggio della nave tra Scilla e Cariddi. No, non sono i nomi di due suocere siciliane, anche se poco ci manca. Nel poema infatti si narra di questa stretta fra scogli acuminati nelle cui acque si agitano due terribili mostri: Scilla, una creatura marina dai temibili tentacoli, e Cariddi, un gorgo che risucchia tutto e tutti. 

Un’altra avventura poco piacevole fu la scampagnata nell’isola di Polifemo. Una volta approdati, Ulisse e i suoi compagni si imbatterono nel famoso ciclope e non tutti ne uscirono proprio benissimo. Il mostro infatti se ne sgranocchiò un bel po’ e solo con un abile stratagemma Ulisse riuscì a fuggire: aggrappandosi alla pancia di alcune pecore, lui e i suoi compagni uscirono dalla caverna del mostro, dopo averlo accecato con un palo. Prima di scappare, Ulisse ebbe l’accortezza di presentarsi col nome di Nessuno. Questo gli consentì di darsela a gambe senza poter essere incolpato e facendo fare al gigante una figuraccia. 

Quindi, qualora doveste approdare in un’isola sconosciuta, ricordatevi di chiamarvi Nessuno, onde evitare guai e poi esserne incolpati.

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I Viaggi di Gulliver: pericoli e mondi diversi a confronto

Il naufragare in isole sconosciute e abitate da creature inquietanti dev’essere stato un incubo di molti scrittori di tutte le epoche. 

Se Omero con l’Odissea ha dato il via alle peregrinazioni per mare, molti altri scrittori hanno seguito il suo esempio.

Un esempio famosissimo è rappresentato da I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, capolavoro della letteratura inglese dell’epoca della Restaurazione. 

Come Ulisse, neanche Lemuel Gulliver aveva troppa voglia di stare con la moglie. Ma se l’eroe greco aveva un briciolo di voglia di rivederla, Gulliver invece, appena poteva, la piantava per nuove avventure. 

A voi che avete una barchetta e volete gironzolare per mare, vorrei potervi dire dove non andare, seguendo le orme di Gulliver. Ma se Ulisse approdò spesso in posti geograficamente esatti, per Gulliver non si può dire lo stesso. Le tappe dei suoi viaggi sono infatti immaginarie e poste, a detta del narratore, in mezzo all’oceano. E immaginari lo sono anche i popoli in cui si imbatte. Il chirurgo inglese infatti cade trappola prima dei Lilliputiani, omini grandi non più di sei pollici, e poi degli abitanti di Brobdingnag, esseri molto più grandi di lui. E dopo il viaggio a Laputa e Balnibarbi, approda nell’isola degli Houyhnhnms, i cavalli parlanti che dominano i selvaggi Yahoo. Qui, nella sua ultima tappa, Lemuel non corre particolari rischi, anzi, incontra un popolo gentile e civilizzato, che gli farà capire quanto poco lo siano gli umani. D’altronde si sa, i cavalli hanno sempre una marcia in più.

Robinson Crusoe: un’esperienza dai pericoli veri e immaginari

Anche Defoe deve aver avuto una fissa per i viaggi per mare, oltre ovviamente al desiderio di scappare dalla moglie. 

Ispirandosi alla storia di Alexander Selker, un uomo che naufragò durante un viaggio per mare e visse da solo su un’isola per anni, Daniel Defoe racconta il naufragio del mercante londinese Robinson Crusoe in un’isola apparentemente deserta.

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Una differenza fra Robinson e i prtoagonisti delle due opere di cui ho parlato precedentemente è rappresentata dal confronto con l’altro. Ulisse e Gulliver approdano sempre in isole o territori abitati da creature più o meno umane, con cui i protagonisti sono tenuti a confrontarsi. Nel libro di Defoe, invece, Robinson si trova per gran parte del tempo solo e la sua unica compagnia è l’immaginazione. Il mercante londinese si perde in elucubrazioni su tutto quello che vede e ciò che immagina è molto più di quanto non succeda veramente. Da qui si può capire quanto la solitudine possa dare alla testa. Se quindi partite per mare, ricordatevi di portarvi qualche libro, cellulare e powerbank. Se Robinson li avesse avuti all’epoca, se la sarebbe passata meglio e adesso avremmo suoi selfie con gli hashtag #alonebutstrong #fromzerotohero #frommondaytillfriday

Harry Potter e il Principe Mezzosangue: quando i pericoli superano le aspettative

Per gli appassionati di grotte da esplorare, invito a prestare particolare attenzione a quelle che richiedono un pedaggio di sangue o particolari stratagemmi magici. In Harry Potter e il Principe Mezzosangue infatti il giovane mago parte alla ricerca di un Horcrux (un pericoloso oggetto magico) da distruggere assieme al sapiente Silente. I due si imbattono in una spelonca protetta da magia nera e quando inevitabilmente toccano l’acqua che circonda l’isola in cui si trova l’Horcrux, vengono assaliti da un’orda di Inferi, una specie di zombie. Se mai dovesse accadere anche a voi, tenete a mente di munirvi di un accendino, visto che queste creature temono il fuoco. In caso non aveste un accendino perché state smettendo di fumare, penso che anche un IQOS vada bene… quello infatti fa schifo a tutti, compreso chi lo fuma.

La Voce che Stecca