Secondo quanto ci raccontano, dovremmo essere tutti felici. La rivoluzione sessuale iniziata mezzo secolo fa continua ad avanzare: la masturbazione non è più un tabù, come non lo sono il sesso prematrimoniale e l’omosessualità. A parte alcuni rimasugli bigotti, la società è cambiata e finalmente ciascuno è libero di esprimere la propria sessualità come meglio crede. 

Non c’è sesso nel dibattito pubblico

La verità, però, è che le cose non stanno così. La sedicente rivoluzione sessuale non è riuscita a scalfire la struttura autoritaria della società che, per citare Umberto Galimberti, «nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e in ogni suo aspetto, è regolata da una moralità che relega la sessualità nella vita privata e chiede nella vita pubblica un ossequio alla razionalità imposta dall’economia e dalla tecnica che governano la vita quotidiana di ciascuno di noi». 

Dalla «repressione sessuale» attuata nei secoli dalle religioni e dai governi, siamo passati a una «tolleranza sessuale» che ci illude di vivere in un mondo migliore, quando invece è solo una concessione offerta dal potere per non perdere il controllo sociale sugli individui. Prendiamo come esempio il nostro Paese. Teoricamente, dal punto di vista legale, essere omosessuale in Italia non è un grosso problema: nessuna legge ti punisce per questo, i tuoi diritti individuali sono de iure tutelati e puoi esprimere la tua sessualità serenamente. 

Il problema è quando ti confronti con il mondo che ti circonda, un mondo che se ne infischia delle leggi e delle strutture normative e che segue unicamente i suoi più beceri istinti. E quindi abbiamo, per rimanere nell’esempio di prima, aggressioni omofobe e discriminazioni, anche sui luoghi di lavoro. Lo Stato non interviene, se non predicando il vogliamoci tutti bene che non serve a niente. 

Una rivoluzione apparente

E nel frattempo negli Stati Uniti, sedicente patria delle libertà individuali, il diritto ad abortire (che nel 2022 dovrebbe essere considerato un’ovvietà) non è più garantito. Purtroppo i diritti, una volta conquistati, devono anche essere mantenuti. 

La presunta rivoluzione sessuale ha cambiato soltanto coloro che volevano cambiare. E i politicanti che stanno nelle stanze dei bottoni hanno così a cuore il proprio bacino di voti da non potersi sbilanciare a favore dei diritti di una minoranza che, in quanto tale, di voti ne porta ben pochi. I giovani sono sempre più culturalmente lontani dai vecchi, che però rimangono quelli che detengono il potere. 

Non basta dire che l’omobitransfobia fa schifo, che il lavoro sessuale va tutelato tanto quanto gli altri (che andrebbero tutelati molto di più) e che la misoginia è un problema sociale. Di buone intenzioni sono lastricate le strade dei cimiteri. Questa non è una rivoluzione sessuale, bensì un tentativo di rincorrere i tempi che stanno cambiando. Basti pensare ai social più usati, baluardi della libera espressione, che censurano ancora i capezzoli femminili se non mostrano interventi chirurgici o allattamento.

Libero sesso? Sì, a casa tua

Per citare nuovamente Galimberti, «la sessualità oggi è stata relegata nella sfera privata e ancora non incide nella riformulazione della morale pubblica». Galimberti sbaglia quando accomuna orge, scambismo ed esibizionismo alla «subordinazione sessuale della donna al desiderio maschile», ma non si può non essere d’accordo con lui quando denuncia l’assenza della sessualità dalla vita pubblica. Questo non si verifica solo con la discriminazione e l’ostracismo nei confronti di chi, per piacere o per lavoro, rende pubblica la propria sessualità, ma anche nella totale assenza del sesso dal dibattito pubblico. 

I problemi, per essere risolti, vanno prima riconosciuti. E il primo passo sta nello svelare quanto sia menzognera la narrazione che vede il nostro Paese come un luogo dove la libera espressione sessuale sta piano piano venendo sempre più tutelata. Purtroppo la strada da fare è ancora tanta. 

Le citazioni sono prese dall’Introduzione a La rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich, Feltrinelli.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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