La casa politica costruita da Beppe Grillo e Roberto Casaleggio scricchiola.
Luigi di Maio, attuale Ministro degli esteri ed ex stella del giglio magico grillino, ha lasciato la casa del padre politico, per fondare un nuovo gruppo parlamentare, Insieme per il futuro.
Per indagare le ragioni di questa scelta, La Voce che Stecca ha interpellato uno dei fuoriusciti, il senatore Fabrizio Trentacoste.

Luigi di Maio ha criticato l’ambiguità della politica estera di Giuseppe Conte, può spiegare in cosa consiste?

Abbiamo notato un modo ondivago di procedere. Conte non può, in un momento così difficile sul piano geopolitico, mettere in discussione la linea del Ministro degli Esteri e la collocazione euroatlantica del nostro Paese, non può generare incertezza presso gli alleati internazionali e i partner politici, come il Partito Democratico.
Ho la sensazione che il rincorrere i sondaggi non sia una buona strategia. Ci vuole serietà.

Conte, Grillo e Di Battista sostengono, tuttavia, che il vostro allontanamento non sia dovuto alle questioni intorno alla crisi ucraina, ma alla volontà di eludere il vincolo del doppio mandato.

Basta consultare l’elenco dei parlamentari che hanno aderito. Una gran parte di questi, me compreso, sono al primo mandato.
Noto, invece, crescenti fibrillazioni da parte di chi, alla fine del secondo mandato, pretende, senza dirlo, che si operino deroghe, secondo un non meglio precisato criterio meritocratico.
Ho il dubbio che il problema non sia mio, ma di qualcuno come Paola Taverna.
Si badi. Io non demonizzo, anzi considero legittima e dannatamente umana l’aspirazione ad un terzo mandato, però, come detto da Grillo, occorre venire alla luce del sole e sciogliere le ipocrisie.

A suo parere quali sono i difetti imperdonabili della leadership di Giuseppe Conte?

La mancanza di visione politica, come già segnalato da Grillo. L’incapacità di comunicare con i portavoce a qualsiasi livello, il fatto di aver creato un vero e proprio partito personale, ove è totalmente assente la democrazia interna.

Il senatore Trentacoste ricorda che il clima interno era diverso nel recente passato.

Quando si cominciò a ristrutturare l’organizzazione interna, si procedette con l’elezione dei facilitatori nazionali e regionali. Mi candidai in Sicilia come facilitatore per le relazioni esterne, opponendomi al duopolio Cancelleri-Giarrusso. Fui eletto dagli attivisti che mi apprezzavano, perché allora era in atto un processo democratico, capace di dar spazio anche a soggetti come me, non aderenti ad alcuna corrente.
Oggi, al contrario, la struttura del Movimento è occupata da nomine calate dall’alto, espresse esclusivamente da Conte, dietro il suggerimento di non meglio precisati individui.

Tra arretramento democratico e sbandamento dei gruppi parlamentari


Il senatore Trentacoste, poi, lamenta la carenza di ordine e di efficienza.

Non sussiste, in primo luogo, alcuna simmetria tra i numerosissimi ed elefantiaci Comitati Nazionali e le 14 commissioni parlamentari. Risulta, così, impossibile conoscere chi decide la linea politica e, con riguardo alle materie di cui mi occupo, neanche se ne esista effettivamente una. Io, infatti, archeologo e guida turistica, siedo in Commissione Agricoltura, ma non esiste comitato in materia di beni culturali, turismo e agricoltura.
È stata, in secondo luogo, azzerata la funzione dei capigruppo di Camera e Senato, perché la linea politica è decisa in altra sede da soggetti meno informati e titolati.
Il risultato è lo sbandamento dei gruppi parlamentari.
Ad esempio, in occasione di un ordine del giorno sul primo decreto Ucraina, non è stato possibile reperire per un’intera giornata Giuseppe Conte. Il capogruppo Davide Crippa, allora, ha espresso un’indicazione, ma al Senato ne è stata votata una dal contenuto contrario.


Oggi Luigi Di Maio contesta al Movimento 5 Stelle la stessa connotazione estremista, populista e sovranista che, nel 2018, all’indomani delle elezioni, i vostri detrattori criticavano. Cosa la spinse, allora, a scegliere una forza politica dai simili tratti?

Io non ho scelto il Movimento 5 Stelle nel 2018. Il mio impegno politico è iniziato molto prima, con il mio percorso da attivista, che mi ha portato in modo naturale in Parlamento. Non sono mai stato un sovranista, né ho fatto miei i toni utilizzati dal gruppo durante il primo governo con la Lega, accenti eccessivi e incompatibili con la mia persona.

Oggi, secondo lei, il Movimento è una forza sovranista e populista?

Non credo che sia sovranista. Il nuovo corso interpretato da Giuseppe Conte è, però, certamente populista e mi lascia davvero perplesso perché, per rispetto nei confronti del suo ruolo di ex Presidente del Consiglio, non se lo può permettere.
Si sta facendo promotore di un modo di fare politica che non gli appartiene. Alessandro Di Battista, invece, persona che ha il mio affetto, ha per suo carattere una tendenza di questo tipo ed è giusto che sia lui a interpretare quell’anima del Movimento 5 stelle.

Ha collaborato Betty Mammucari

Di Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

La Voce che Stecca