Noi, schiavi della comunicazione

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Fra una quindicina di giorni saremo nel 2015, e da ormai tanto tempo la tecnologia governa l’esistenza di ognuno di noi. Si possiede anche più di un telefonino, si utilizzano per svariati motivi diversi indirizzi di posta elettronica. E poi Whatsapp e Facebook: un’ininterrotta connessione col mondo. Pensare di sopravvivere una giornata senza cellulare ormai è inconcepibile. E forse è anche comprensibile: la vita è fatta di relazioni e queste non possono prescindere dalla comunicazione. Un tempo la mancanza dei telefoni cellulari rendeva praticamente impossibile l’immediatezza. Oggi è un problema che non ci tocca minimamente: con una telefonata, o meglio ancora un messaggio di Whatsapp con tanto di doppia spunta all’arrivo del messaggio, abbiamo in mano tutte le certezze. Nonostante l’indubbia utilità, però, tanti mezzi di comunicazione hanno un po’ inaridito le emozioni.
Oggi monitoriamo l’ora dei post su Facebook e degli accessi su Whatsapp, facendone anche motivo di dissapori. In questo modo non lasciamo più tanto spazio alla privacy. Fino a qualche tempo fa non avevamo motivo di discutere di fronte ad una mancata risposta, e andava bene così. Del resto non avevamo la possibilità di dire «hai letto il mio messaggio all’ora Tale e non mi hai risposto» come facciamo – purtroppo – adesso.
Oggi le parole sono tutte in formato display. In quei caratteri standardizzati scriviamo auguri, complimenti, dolori, sentimenti. Non che non siano parole sincere, ma manca il calore umano. Fortunatamente c’è chi anche di persona riesce ad esprimere quello che prova, ma si tratta pur sempre di una minoranza.
Quanto spazio abbiamo dato alla tecnologia togliendolo, invece, alla presenza fisica? Per quanto sia immediata e funzionale la messaggistica di oggi, siamo certi di sapere quanto sia più gratificante una confidenza di persona e un caffè preso insieme?
È qualcosa di incredibilmente bello e prezioso ricevere al giorno d’oggi un biglietto o una lettera. Caratteri vergati a mano, una calligrafia che porta con sé l’essenza di chi ha scritto. Potrà anche essere l’opinione di pochi romantici, ma non ha nulla di paragonabile ad un messaggio sul telefonino.
Regredire ad uno stato meno tecnologico sarebbe probabilmente sbagliato, dal momento che l’evoluzione è positiva e funzionale all’esistenza. Ma forse bisognerebbe anche ricordarsi che non si possono archiviare, come fossero e-mail già lette, le relazioni umane.

Laura Peron