Il mondo del giornalismo è dominato dagli uomini. Il focus della nostra inchiesta del mese era l’assenza di ricambio generazionale nelle redazioni dei giornali, ma dall’analisi dei dati è emerso in maniera preponderante un aspetto che non potevamo ignorare: la mancanza di parità di genere. In tutte le testate prese in considerazione (Corriere, Repubblica, La Stampa e il Fatto) meno della metà degli articoli sono firmati da donne. 

I dati 

Per i dettagli metodologici vi rimandiamo al primo articolo, veniamo ai dati. Complessivamente, solamente il 28% degli articoli pubblicati nei giorni 4, 5, 6 e 8 febbraio 2022 nei quotidiani presi in esame è stato scritto da giornaliste, meno di uno su tre. Parliamo di donne iscritte all’Ordine dei Giornalisti, perché – a causa dello scopo della nostra ricerca – nel conteggio generale abbiamo preso in considerazione solamente professionisti e pubblicisti.

La testata con minore presenza femminile è Il Fatto, dove il numero di giornaliste che hanno firmato un articolo di cronaca, esteri, commento, interviste, retroscena o sport è pari al 22,7% del totale. Leggermente meglio La Stampa, dove il 25,6% di chi ha scritto in quei giorni è una donna. Di poco superiore è il Corriere, con una quota che si aggira intorno al 28%. Infine a Repubblica gli articoli a firma femminile sono il 34,7%. Nessuna delle testate analizzate, neppure la più virtuosa, si è avvicinata alla parità di genere. 

Per quanto riguarda le materie trattate, i generi più dominati dagli uomini in assoluto sono lo sport (82,3%) e il commento (81,25%). Anche per quanto riguarda i retroscena la presenza femminile è bassa, il 23% dei pezzi di questo genere sono stati firmati da donne. Infine, le categorie dove la percentuale di giornaliste si aggira intorno al 30% sono le interviste (33,9%), la cronaca (32,9%) e gli esteri (29,4%). 

Gli editoriali e i commenti

Come dicevamo prima, nella nostra ricerca abbiamo dovuto escludere molte persone che scrivono su un quotidiano pur non essendo giornalisti. Poco meno di un terzo (il 31,8%) delle donne. Per quanto riguarda gli uomini, la percentuale è del 75,8% di giornalisti e del 24,2% di non giornalisti. Questi ultimi, a prescindere dal loro sesso, si occupano nella stragrande maggioranza dei casi degli editoriali e degli articoli di commento: si tratta di voci esperte che danno il loro contributo per la comprensione di un fenomeno. La differenza tra la percentuale degli uomini e quella delle donne (7,6%) non ci sembra abbastanza ampia per poter ragionare su quelle che potrebbero essere le motivazioni di questo scarto.

È importante però notare come l’editoriale o il commento siano generi di articoli in cui la disparità di genere è davvero importante. Parliamo di un 81,25% di pezzi scritti da uomini e di un 18,75% da donne.

Il lavoro dietro le quinte

C’è una realtà che i nostri dati, per la loro natura, non possono fotografare ma che noi dobbiamo assolutamente prendere in considerazione. Nei giornali ci sono ruoli molto importanti ricoperti da persone che non necessariamente scrivono sul quotidiano. Parliamo della direzione, dei capiredattori, dei capiservizio e così via. Anna Masera, ex public editor de La Stampa e oggi vicedirettrice de Il Giornale di Brescia, in un’intervista del giugno 2021 per «Magzine» spiegava che sulla parità di genere «si sono fatti passi da gigante rispetto al tempo passato» ma «so per certo che le donne sono meno numerose nelle redazioni, il 41%, quindi il divario c’è ancora».

Probabilmente la differenza tra i nostri dati (riservati a quattro quotidiani in quattro giorni casuali) e quelli in possesso di Masera è anche dovuta al fatto che noi non abbiamo considerato i ruoli di coordinamento all’interno delle redazioni. Però, sempre a proposito dei ruoli di primo piano, Masera ammette con amarezza: «Non ci sono donne che fanno le direttrici: è un disastro».

Al di là di questo, però, che sarebbe già abbastanza grave, il fatto che ogni dieci editoriali otto siano scritti da uomini è il dato che fa più riflettere. Gli articoli di commento offrono la visione del mondo di chi li scrive e le donne, che rappresentano più della metà della popolazione, hanno uno spazio estremamente limitato per esprimere se stesse e il loro pensiero. E questo, oltre a essere un problema interno alle redazioni, è anche un problema per i lettori.

Progetto WatchDogs – Supervisione giornalistica di Tito Borsa

Leggi l’articolo precedente: I consigli di tre giornalisti a chi vuole fare questo mestiere di Betty Mammucari

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