Anche l’edizione del 2022 del Salone Internazionale del Libro di Torino è andata in archivio. Si è trattato del festival dei record, con oltre 160mila ingressi, una lunga serie di ospiti speciali e un calendario talmente fitto che era quasi impossibile tenerlo a mente senza l’ausilio di strumenti specifici. Una kermesse eccezionale, di cui il motto Cuori Selvaggi sottolinea al meglio la straordinarietà.

Perché per scrivere, e ancora di più per sognare di arrivare a un evento del genere condividendo i figli della propria penna, ci vuole quel pizzico di follia, in grado di spingere il cuore oltre l’ostacolo e far vagare lo spirito in terre inesplorate.

Anche la Voce conosce i suoi Cuori Selvaggi, di cui ha raccolto impressioni e opinioni su due quesiti all’apparenza immediati, ma che passano continuamente per la testa di chiunque scriva per passione o per professione.

Perché scrivi?

Cosa ti porta a condividere i tuoi testi con gli altri?

I cuori selvaggi della Voce

Anche nello staff del blog sono presenti alcuni cuori selvaggi che battono per la scrittura, in vari punti del loro percorso di affermazione.

Cecilia Alfier, leggenda della Voce e sua dominatrice occulta nelle vesti di Sarcasmo, afferma di scrivere perché è la cosa che sa fare meglio e di condividere le sue storie perché belle o importanti. Opinione perfettamente in linea con la sua tesi di laurea, nonché ultimo lavoro letterario, L’incubo di Putin. Anna Politkovskaja, voce libera, che ha presentato all’ultimo salone insieme ad Alba edizioni.

Bettina Delia Monticone è invece al suo secondo libro, anch’esso messo per la prima volta a disposizione del pubblico in occasione del festival presso lo stand di Capponi Editore, che la Voce ha avuto l’enorme piacere d’intervistare (spoiler: uscirà mercoledì prossimo). Alla domanda: perché scrivi?, si lascia andare a un turbine di considerazioni, ma è l’esordio a colpire: perché è un antidoto, ai pensieri, a quell’elettricità che la permea, alla sua fantasia in cerca di risposte e di trasposizioni. Ma anche perché è brava, aspira a migliorare e non ha paura ad ammettere che si scrive per la gioia di essere letti e apprezzati.

Anche Daniele Denny Rubino ha un romanzo pronto, sebbene non abbia ancora visto la luce. La nostra guida nel più intimo e selvaggio dei tour sensoriali scrive perché gli viene spontaneo e grazie alla tastiera riesce a liberare la sua vera essenza. Vuole essere letto, invece, nella speranza che nascano discussioni costruttive e riflessioni che toccano nel profondo.

Cuori in Rete e altri amici

Per la rubrica Storie in Rete, vicina all’anno di vita e a un ulteriore salto di qualità, sono passati molti libri e molti autori, alcuni di essi davvero interessanti e prolifici. Anche loro sono Cuori Selvaggi, che palpitano in penne intente a cercare loro stesse.

Per Luca Pegoraro, curatore di Storie di Nessuno e in procinto di tornare con la recensione del nuovo romanzo La Traiettoria della Redenzione, scrivere è un modo elettrizzante di mostrare nuove prospettive su ciò che crediamo di conoscere, oltre a un modo per prendere a scazzottate il linguaggio. Una cosa necessaria, come per tutte le sovrastrutture. Condivide i suoi scritti per strappare il cordone ombelicale dal suo romanzo, vedendolo mutare secondo l’interpretazione del lettore.

Ritorna invece all’incontro scontro di sé la risposta di Dave Given, autore di La Vita oltre il Plexiglass e della recente raccolta poetica L’amore è un apostrofo nero tra le parole distinti e distanti. La sua scrittura nasce da un’inesplicabile esigenza comunicativa, motore per mettere in ordine il suo caos interiore.

E si riallacciano a un discorso simile anche le due autrici GeeJRAmery, che con la loro trilogia dark fantasy Come in alto così in basso – piena a sua volta di cuori selvaggi – desiderano esternare e affrontare le loro emozioni recondite manifestandole nelle vicende dei personaggi. Perché diffondono i loro testi, vi chiederete? Perché da questo processo è emersa una storia attuale e profonda, in grado di toccare temi importanti sia a livello di sfera personale dell’individuo, sia in quella politico-sociale.

Vecchi amici e prossimi collaboratori

La carrellata di Cuori Selvaggi si conclude con l’opinione di tre scrittori professionisti, il cui stadio avanzato nel percorso di affermazione non ha impedito loro di conservare la motivazione originale.

Doriana de Vecchi, prossimamente su Storie in Rete con il suo Niente di Personale, risponde alla domanda Perché scrivi? parlando di necessità di fare da tramite a certe impressioni e rappresentazioni che, semplicemente, arrivano. Per lei, essere in possesso di un tale dono comunicativo e non donarlo sarebbe egoista, per questo diffonde i suoi testi.

Stefano Mondini, invece, scrive per essere certo di non aver soltanto immaginato i frutti della sua mente e condivide i frutti della sua immaginazione perché vuole che essa si manifesti apertamente. Si dichiara stanco di nascondersi, e dopo un’intera vita passata a donare la propria voce per lavoro – è doppiatore tra gli altri del preside Skinner e di Mike di Breaking Bad – il desiderio è comprensibile. Il suo Ufficio Lettere Perdute, pubblicato con Mosaico Edizioni, è davvero un ottimo biglietto da visita in questo senso.

Sandra Moretti, autrice della saga di fantascienza L’isola di Heta, ha trovato nella scrittura la miglior finestra sul mondo che le era possibile. Da psicologa, inoltre, ritiene che la condivisione dei prodotti delle varie menti, con il loro carico di paure, attese e sogni, sia una cosa incredibilmente utile e apprezzabile.

Cosa collega il mio cuore alla penna?

E io? A mia volta ho presentato un libro, l’antologia Corso avanzato di sospetto, al Salone del Libro 2022. Si tratta della seconda avventura letteraria, quella più difficile nella carriera di un artista, cantava un certo rapper dai capelli crespi, che esige anche di sciogliere i due dubbi letterari fondamentali.

Perché scrivi?

Perché è un’esperienza a tutto tondo, che riesce sempre a lasciare un segno, sia in chi la pratica sia in chi la riceve. Curativa e dannosa, arricchente e svuotante, ordinaria ed extrasensoriale allo stesso tempo. Se dovessi definire la scrittura in un singolo termine, sarebbe psicoattiva. Una droga il cui solo effetto collaterale è l’espansione di coscienza, conoscenza e sensibilità.

Perché diffondi i tuoi scritti?

Per mettermi alla prova e migliorarmi. Ho un’indole fortemente competitiva, che manifesto solo nelle cose che davvero mi appassionano. Pubblicare libri e diffondere i propri messaggi attraverso essi è un gioco, una gara dove contano cuore e cervello, i due muscoli più dimenticati da qualsiasi cultista del benessere, ma che ne sono la chiave. Se l’atto di scrivere è la serotonina che libera dagli affanni, farlo per pubblicare è l’adrenalina che rimette in piedi anche chi sta vegetando in un fumeria d’oppio.

Questo è quanto. Dieci cuori selvaggi ci hanno detto la loro, creando il modo migliore di onorare un evento straordinario come il Salone. E voi lettori, scrivete a vostra volta? Avete intenzione di farlo, un domani? Se sì, diteci cosa ne pensate di questi due quesiti!

Di Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, scrivere e leggere romanzi, consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e criptovalute. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

La Voce che Stecca