Senti già le voci in lontananza, la curiosità è molta. Quando ti ritrovi sotto la luce di quel lampadario eccezionale e osservi la sala, conti con stupore un numero di persone ben al di là delle aspettative: il freddo e la serata invernale non sono riuscite a fermare la voglia di una nuova storia, che pulsa più forte del caldo e di tutto il resto. 

Sei una matita gialla appuntita e vispa, senza voce ahimè, ma pronta a raccogliere idee e impressioni di una serata da ricordare. Probabilmente vorresti essere tra mani esperte e disegnare i contorni di questa sala elegante e raffinata, all’interno di un palazzo antico in cui curiosare all’infinito. Invece sei arrivata al Circolo dei Lettori di Torino per caso, nella fretta hai vinto un giro di giostra per diventare traccia sul foglio, appunto di parole e pensieri da fissare. Non sei qui per disegnare, ma per scoprire la storia di Morsi, il nuovo romanzo di Marco Peano, pubblicato da Bompiani. Sei qui per immaginare i pensieri delle persone con il libro tra le mani, sei qui per rimanere incantata dall’atmosfera di favola e dalla dolce voce della moderatrice Simonetta Sciandivasci.

quel lampadario eccezionale
Palazzo Graneri della Roccia, sede del Circolo dei Lettori di Torino

Leggiadria, eleganza, magia

Ogni parola è semplice, la storia di Sonia e Teo scivola leggera tra molte domande e la voglia di perdersi nelle pagine del libro. Sei nel posto dove la vita imita l’arte, e così fa ogni oggetto di scena, spettatore aggiunto dell’evento. La sala spalanca le porte alla voglia di tornare ragazzi, credere almeno un po’ alla magia e lasciarsi trasportare dalla forza della più ingenua bellezza. L’incanto è reale, quaggiù: sembra un mondo parallelo, in cui le persone ascoltano con reale attenzione e chi parla lo fa in maniera seducente, addomesticando con la voce l’aria e la luce di quel lampadario eccezionale.

Vorresti grattare un foglio e ricoprirlo di parole, piccola matita in emozione, vorresti già conoscere ogni dettaglio della storia e capire cosa sono questi Morsi, eppure hai imparato che non si può tenere traccia di tutto, solo le emozioni vere sono in grado di farlo. Allora smetti di osservare il pubblico e divori la narrazione, ingurgiti parole e le riversi leggera sul blocco degli appunti per tratteggiare i frammenti più emozionanti della serata. Scorri veloce e provi a rubare i vocaboli della giovane donna che legge in piedi, chiamata a svelare al pubblico in sala alcuni passaggi del romanzo, con un certo accento sui pensieri della giovane Sonia, un’adolescente in vacanza nella cara Lanzo Torinese a ridosso di un Natale nel pieno degli anni Novanta. 

«Aveva di nuovo sognato le parole. Le accadeva spesso, quando passava la notte a Lanzo: una successione di lettere che sbocciavano una dopo l’altra mentre dormiva, e nessuna catena logica a guidarle. […] Le facevano visita di frequente, le parole. Anche quel mattino di inizio novembre galleggiavano nella stanza, come bolle di sapone pronte a dissolversi.»

da Morsi – Marco Peano

La voce suadente di Simonetta Sciandivasci affascina perfino sedie e luci, che vacillano nei bulbi di quel lampadario eccezionale che splende sopra di noi, tanto grande eppure piccolo di fronte all’ondata di una ragazzina che diventa grande e scopre se stessa, insieme a quanto possa essere dura trovarsi lontana da casa, tra le grinfie di una nonna dai modi rudi e senza il supporto di mamma e papà. Non serve integrare la bellezza del narrato con vuota retorica, così la giornalista, che della storia conosce già tutti i segreti, si limita a rivelare che nel corso del romanzo gli adulti spariscono per mano di un fatto che nessuno può raccontare e ciò porterà il caos nella piccola città, per poi esporre le sue sensazioni.

Morsi, tra innocenti suggestioni e pungente lucidità

Viaggi con la macchina del tempo, piccola matita, e giungi oltre la serata, lontana da quel lampadario eccezionale, a riposare nell’intimità del solito comodino. All’improvviso ne vieni estratta e, sotto la luce dell’unica lampada che si diffonde fioca per la stanza, l’ultima pagina del romanzo ti viene girata davanti. La punta si spezza per via dell’emozione di aver penetrato i misteri di una narrazione fresca, diretta, limpida, spesso poetica, e soprattutto quella di aver incontrato il mondo interiore di due ragazzini che rappresentano almeno in parte l’adolescenza di tutti noi.

La prima aspettativa sarebbe vederli sempre sorridenti, alla caccia di nuove amicizie durante un nuovo pomeriggio libero. La spensieratezza della merenda, il broncio agli adulti, un giorno incredibilmente denso di eventi, oppure ovattato e vuoto a seconda dei casi. Per Sonia, invece, la giornate invernali a spasso per la desolata Lanzo assumono tutto un altro gusto, così come il Natale perde il sapore di dolci e noccioline, il suono delle canzoncine tanto fastidiose e il calore degli auguri di mamma e papà, annichilendo di fronte al caos. Ecco cosa scopri, leggendo e marcando le nostre citazioni preferite, piccola matita.

Accade qualcosa di terribile, così strano che sembra possibile soltanto se raccontato dalla voce ingenua e goffa di Teo, un ragazzino che passa più tempo con gli animali che a imparare l’italiano, un fatto straordinario che trascina il lettore nel blocco stupefatto che colpisce i due ragazzini, Lo stesso blocco che segnala di aver raggiunto il momento emotivamente culminante di ogni vicenda, restando irrimediabilmente tesi tra il desiderio di andare avanti a tutti i costi e quello di fermarsi per massaggiare il male sulla pelle, lo stesso male che provocano i morsi, oppure le giuste parole mescolate con maestria. 

quel lampadario eccezionale
La copertina del romanzo della serata

Del romanzo ti resteranno dentro alcune immagini. Quelle più crude, certo, ma soprattutto quelle in grado di rappresentare la delicatezza dei dodici anni. Tra tutte, una timida Sonia alle prese con la scoperta della sua intimità e del suo corpo, nel silenzio del suo letto, illuminato da un camion per strada, una luce che splende su di lei come quel lampadario eccezionale, per svelarne i segreti e le vergogne. Un gioco di parole da scoprire, una scena che vale il viaggio, il prezzo del biglietto e anche la pena essere ricordata negli appunti della vita.

Morsi è una storia di ragazzini immersi nella neve di un luogo dimenticato, dove il mondo degli adulti si eclissa lasciando spazio ad avvenimenti insoliti. Di fronte alle piccole grandi vicissitudini di quelle personcine alte un metro perfino il caos si ferma, al lettore tutto appare normale e accetta la fuga, il riposo, la tenerezza di merendine mangiate di nascosto e parole in piemontese imparate per gioco, ed ecco che le lettere si mescolano e il CAOS diventa il CASO, un’invenzione moderna per cui i gesti partoriti dall’intuizione conducono alla verità. Una verità all’apparenza insopportabile, ma nei confronti della quale non si può fare altro che farsela andare bene. 

E così archivi questa avventura e la sua mole di scoperte annotando nuovamente la tua citazione preferita, la più delicata tra tutte.

«Dentro di me si trova qualsiasi età, quella ingenua e quella più matura mescolate insieme. Come accade a tutti.»

da Morsi – Marco Peano

Di La Voce che Stecca

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