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Le settimane di fuoco che stanno investendo Roma hanno più o meno 35 anni, ebbene sì è da molto tempo che la meravigliosa città eterna convive con un disagio e un peso non indifferente. Peso che però in queste ultime settimane è stato notato da molti turisti che hanno denunciato la situazione a New York Times e Le Monde.

Roma alias Caput mundi conosciuta per la sua gloriosa storia, e per il suo immenso patrimonio artistico che non ha nemmeno bisogno di essere menzionato (Sorrentino gli ha già reso giustizia), si trova ora a convivere con una situazione di pochezza culturale ed instabilità politica.
Le vicende che coinvolgono la città spaziano dall’inchiesta di Mafia Capitale alla sporcizia in prima in pagina e all’abusivismo, tutto ciò ci fa capire come il problema riguardi sì la politica, anzi la mala politica, ma anche il singolo cittadino e mi permetto di citare Sartre, secondo cui «ci definiamo attraverso i nostri atti». La responsabilità è anche e soprattutto dell’individuo.
I cittadini romani come tutti i cittadini hanno una grande responsabilità nei confronti della loro città, non si può pensare di sfruttare il territorio solo dal punto di vista economico – visti i milioni di turisti l’anno – senza rispettarlo e poi puntare il dito contro la politica.
Però a cercare di mettere delle toppe ci sono delle forme di attivismo sociale che meritano di essere menzionate perché radunano migliaia di persone: giovani, adulti, stranieri tutti che si adoperano per ripulire e far vivere alcune zone della città, non si tratta di sostituire lo Stato, ma di contribuire, anche chi paga le tasse regolarmente può e deve contribuire in quanto è essenziale il contributo di ognuno di noi per migliorare un luogo unico al mondo, come la capitale.

Nadia Salviato

Di La Voce che Stecca

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