In questo articolo scoprirete la vera storia dell’arte contemporanea. Finora l’hanno raccontata male

L’arte contemporanea, elogiata dalla suddita Rosa Montarone, è la cosa più paradossale del Regno di Sarcasmo. Contemporaneamente non la capisci, ma la puoi fare anche tu, quindi anche tu puoi produrre qualcosa che tu stesso non capisci. Meraviglioso. Secondo i racconti del regno, la storia dell’arte contemporanea inizia il 23 maggio del 2014 alle 12.05, quando Stellina87 si fa un selfie nel bagno di un Autogrill dell’A1, poco prima di ordinare per pranzo un hamburger con patatine. Naturalmente la nostra Stellina non potrà esimersi dal fotografarlo, creando la seconda opera d’arte contemporanea ufficiale. Il suddetto selfie in bagno era talmente brutto, che tutti i follower della ragazza lo scambiarono per astrattismo e fecero partire una petizione online per esporla in una galleria d’arte. Per la prima volta nella storia firmare sul sito Change.org servì a qualcosa. Il mondo poté ammirare l’astrattismo involontario in una mostra organizzata dal comune di Bugliano, in provincia di Pisa. Condanniamo Rosa a leggere un libro a caso di Fabio Volo, per aver omesso Bugliano dal racconto.
In realtà la storia dell’arte contemporanea inizia molto prima, quando Marietto Rossi, figlio di un calzolaio della Brianza, inizia a scarabocchiare baffi sul tizio più o meno famoso in copertina della Settimana Enigmistica. All’epoca la diabolica rivista era interamente in bianco e nero e non si faceva pubblicità in tv, quindi gli esperimenti artistici di Marietto si perdono agli albori dei tempi.

I veri motivi per apprezzare l’arte contemporanea

Ci sono molti motivi per riscoprire l’arte contemporanea anche se oggettivamente fa schifo. Magari siete stufi o più probabilmente stufe di vedere i peni corti delle statue classiche e preferite genitali astratti, nella speranza che siano più soddisfacenti.
Il dibattito intorno a un’opera può essere stimolante, con giudizi che vanno da eh?, a cioè?, fino al più articolato Cosa avrà voluto dire?. E la censura del Regno non può intervenire, perché nemmeno i censori ci hanno capito una mazzafionda.
Tuttavia, la ragione più profonda per riscoprire l’arte contemporanea è che giovedì la prof interroga.

Di Cecilia Alfier

Impegnata tra libri e scacchi, in movimento tra Padova e Torino, sempre con una forte dose di sarcasmo.

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