Alla fine di giugno si è tenuto un convegno di tre giorni presso il MEET Digital Culture Center di Milano, dal Centre PHI di Montreal al DAM Museum tedesco, in cui dieci tra le più autorevoli voci della cultura europea e mondiale si sono riunite nella discussione d’apertura del New Atlas of Digital Art.

L’arte digitale è quel tipo di manifestazione artistica che utilizza la tecnologia come strumento di comunicazione, dal carattere innovativo e sempre più immersivo.

Nel focus del dibattito, alla fine, sempre e solo il dialogo.

Quello con il fruitore, che non deve essere solo un ricevitore passivo della tecnologia, ma sentirsi quasi avvolto, percependo che questo dialogo è volutamente diverso proprio perché cerca di essere compreso.

Una forma di arte contemporanea che esplora nuove tecnologie, che le progetta, che utilizza l’informatica come mezzo, la rende chiara e interviene nei suoi processi. Generi come:

  • Net Art, utilizza direttamente Internet realizzando opere al suo interno;
  • Installazioni digitali, proiezioni di sequenze d’immagini, spesso attraverso un computer;
  • Digital art 3D, una grafica tridimensionale creata a partire da forme geometriche complesse e NURBS;
  • Realtà Virtuale, simulazione di scenari virtuali, attraverso una ricostruzione computerizzata;
  • Sound e Light art, discipline che impiegano una eventi sonori e l’altra la luce come mezzi espressivi dell’opera.

Essi utilizzano la tecnologia come chiave crossmediale di pratiche classiche quali scultura, pittura, disegno e fotografia.

E questo convegno ne ha voluto proprio mappare la storia, dalle grandi innovazioni come la tecnica della stampa fino al presente, con gli attori principali di queste correnti espressive.

Correnti che stanno disegnando nuovi modi di creare arte, definendone il suo il futuro stato e le sue nuove modalità di coinvolgimento.

Infatti, molto altro potrà venire nel campo così vasto e fluido di questa arte generativa d’idee, che comunica contemporaneo e si fa promotrice della possibilità di dialogo anche con scienza e tecnologia.

Cosa potrebbe succedere se lavorassero insieme?

Forse porterebbero ad un’utopia, o una distopia, oppure portare a una verità. Forse l’arte potrebbe cambiare la visione degli scienziati e farsi ispirazione creativa nella confutazione.

Si aprirebbe un processo collaborativo interdisciplinare che nella sua estremizzazione potrebbe portare a nuove sfide e prospettive, in una fluidità indisciplinata di pensiero, utile all’innovazione, tipo la Quantum Art , o il proposito di un recente progetto europeo “Reparing the future” di S+T+ARTS.

Arte immersiva, VR e Metaversi

Il pubblico è cambiato e la sua attenzione ora è sempre più difficile da catturare, anni di navigazione sul web ne hanno scolpito i tratti.

È cambiato il modo di fruire, tutto si è fatto più immediato, più schematico, più immersivo. Si parla di corpo fisico connesso, Phigital e di nuove tecnologie digitali che vengono incontro.

E sperimentano risorse che intendono accelerare i processi cognitivi e stimolare in contemporanea diversi livelli neuronali introducendo nell’esperienza fruitiva, azione, tempo e velocità.

Così tutto, dalla tecnologia usata per le esperienze immersive delle installazioni a quella dell’universo digitale 3D della AV, VR o del Metaverso, continuerà a proporre nuovi linguaggi di comunicazione, sempre più verso una digital art experience polisensoriale, partecipativa e soprattutto protetta, come nel caso dei NFT (non fungible token) che attraverso il sistema blockchain che ne garantisce l’unicità.

Il Museo di Arte Digitale che verrà

Così lungo le tappe di questo percorso in divenire, si fa largo la necessità di creare una convergenza, un punto di raccolta, in un mondo che si fa sempre più sconfinato e poliedrico.

E così anche Milano avrà un suo Museo di Arte Digitale, nell’ex albergo diurno di Porta Venezia e tra gli spazi del MEET, curato da Ilaria Bonacossa, con l’intercessione del Ministero della Cultura

Non si tratterà solo di riproduzione ma di un centro di produzione di arte digitale, un punto di riferimento nazionale che si inserisce in quello che si sta delineando ormai, come un distretto culturale, a fianco di PAC – Padiglione di Arte Contemporanea, Planetario, GAM – Galleria di Arte Moderna e un museo in costruzione di Arte Etrusca.

Un gran bel passo in avanti per l’arte digitale e il paese, una scelta di valore per la contemporaneità, che con i suoi, sempre più nuovi, linguaggi creativi, spalanca finalmente le porte, a un orizzonte di nuove possibilità.

Anche se la data di inizio attività è fissata per il 2026, nell’attesa, si può fruire dei progetti MEET, il centro culturale è attivo in questo campo già dal 2018 e offre una sala immersiva di sicuro intrattenimento.

Arte
La sala Immersiva del MEET CENTER
La Voce che Stecca