Se per la politica è qualcosa di cui tendenzialmente non si parla, per il giornalismo il sex work è un argomento da tirare fuori per far scalpore in un articolo di cronaca nera oppure per dare notizie di costume per stuzzicare i lettori e indurli a leggere l’articolo. È più facile trovare un parlamentare competente che un articolo serio e approfondito sul lavoro sessuale.

Il problema del giornalismo

Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare al sex work l’approfondimento di WatchDogs di maggio. Tre articoli per cercare di fare un po’ di ordine sul lavoro sessuale, con interviste e analisi rigorose. Ci occuperemo del demenziale ddl per punire i clienti delle prostitute, presentato dalla senatrice del M5S Alessandra Maiorino, e poi vi racconteremo le esperienze di alcune sex worker. Siamo convinti che le narrazioni «dall’esterno» abbiano ben poco senso e che sia un diritto inalienabile dei lavoratori sessuali quello di raccontare se stessi.

Negli ultimi mesi, oltre al ddl di cui sopra, il sex work è entrato almeno un altro paio di volte nella cronaca nazionale: per il brutale omicidio della performer Charlotte Angie e per l’esclusione della performer e modella fetish Doha Zaghi che si era candidata consigliera comunale a Como nelle liste di Azione di Carlo Calenda. Se del primo caso La Voce che Stecca se n’è già occupata, il secondo caso vede impedito l’accesso alla vita pubblica a una persona solo in virtù del lavoro che fa. Una follia totale. Raccontando entrambe le vicende i giornali hanno indugiato fin troppo sui dettagli «pruriginosi», senza approfondirle con la dovuta serietà.

Il nostro scopo

A questo serve l’approfondimento di WatchDogs di maggio, a dare voce a cittadini che vengono considerati di serie B e che, secondo la communis opinio, dovrebbero tacere. Il nostro gruppo di lavoro vuole andare invece in una direzione differente, raccontando attraverso le parole dei protagonisti una realtà che riguarda più di 120mila lavoratori in Italia. Il sex work per tante persone è un modo per arrivare alla fine del mese, per esprimere se stessi e la propria sessualità, per far pace con il proprio corpo. Motivazioni diverse, nessuna delle quali abbiamo il diritto di giudicare.

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Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

La Voce che Stecca