Il vero significato del Pinocchio di Collodi

Il naso corto
Daniela Marcheschi
Edizioni Dehoniane – 2016 – 8 euro

A lungo abbiamo attenuato la carica esplosiva di Pinocchio, leggendone le Avventure come la parabola di un burattino irrequieto che, infine, si ravvede diventando disciplinato e conformista. Ma è credibile che un romanzo di suggestivo richiamo e straordinario estro umoristico si concluda come una qualsiasi opera edificante? Daniela Marcheschi, critica e docente di Letteratura italiana e Antropologia delle arti, è oggi la più importante studiosa di Carlo Collodi.
«Com’ero buffo, quand’ero un burattino! E come ora son contento di esser diventato un ragazzino perbene!». Collodi conclude le Avventure di Pinocchio con uno sberleffo: il ragazzo ex-burattino si vanta di essere «perbene», rischiando di diventare un borghesuccio pago delle sue conquiste. Così lo scrittore di prende gioco della sua presunzione, utilizzando la punteggiatura e l’espressione «con grandissima compiacenza», che egli utilizza in chiave ironico-satirica in migliaia di articoli giornalistici. Pinocchio non può diventare «perbene», perché tradirebbe il compito che ne contrassegna il destino vitale e drammatico: tener vigile la propria coscienza a costo di diventare perennemente irriverente.
Il naso corto è un utile saggio che ci spiega, attraverso una rilettura delle Avventure di Pinocchio, quale fosse il vero intento di Collodi, che – nonostante si tratti di una storia che ci raccontano da sempre – forse non abbiamo mai saputo cogliere.

La Voce che Stecca

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