D.R.: Dopo Renzi. Anno Zero dell’Era del Vuoto

Ormai è passato più di un mese dalla sconfitta del «Sì» al referendum costituzionale, dalle dimissioni di Matteo Renzi e dall’avvento del nuovo governo Gentiloni, quasi fotocopia di quello precedente. Sarà cambiato qualcosa? Ben poco, a dir la verità. Matteo Renzi fino a quando viene scritto questo articolo (ieri mattina) deve ancora pubblicare un post su Facebook nel 2017, e pure su Twitter l’ultimo cinguettio risale al 23 dicembre scorso. Al di là della perduta supponenza dell’ex premier, non si può dire che l’Italia abbia cambiato verso con l’avvento del nuovo esecutivo. Alla fine pare che la sconfitta al referendum l’abbia pagata solo Renzi: quasi tutto il suo governo è ancora al suo posto e la madrina della riforma, Maria Elena Boschi, da ministro è diventata sottosegretario con funzioni di segretario al consiglio dei ministri.
Il nuovo governo, anziché iniziare a rimettere in discussione uno dopo l’altro i disastri renziani e cercare di partorire una nuova legge elettorale (possibilmente costituzionalmente accettabile), ha perso questo primo mese fra vari scandali e scandalini, che però non hanno schiodato nessuno dalla propria poltrona. La prima protagonista è la neoministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che si scopre aver mentito sul proprio titolo di studio, millantando una laurea che invece è solo un diploma da assistente sociale. La ministra ha risposto (si fa per dire) alle polemiche correggendo il curriculum sul proprio sito web personale, mentre i suoi collaboratori si sono giustificati affermando che i due titoli sono stati poi equiparati, fermo restando che la Fedeli non si è mai laureata. Secondo le ricerche effettuate da Mario Adinolfi, che forse per la prima volta nella sua vita ha fatto davvero il giornalista, la signora non avrebbe mai sostenuto neppure l’esame di maturità. Una bugia tira l’altra: «Se la riforma viene bocciata, noi parlamentari dobbiamo prenderne atto», se vince il «No» «non puoi andare avanti, non hai l’autorevolezza». Chi diceva belle parole come queste? Valeria Fedeli, of course, la quale poi aggiunge «Tolgo l’alibi a chi pensa tanto stanno fino al 2018 perché pensano alla propria sedia», infatti lei dalla sedia di vicepresidente del Senato è passata a quella di ministro.
Poi c’è stato il gaffeur del Lavoro, Giuliano Poletti, che inizia il 2017 con una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. La causa è una sua frase a proposito dei cervelli in fuga: «Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di “pistola”. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Evidentemente è troppo complesso porsi il problema delle motivazioni che spingono moltissimi giovani a cercare fortuna all’estero. È molto più comodo consolarsi pensando che non tutti i cervelli sono in fuga.
E infine il neoministro dello Sport Luca Lotti, indagato a Napoli (scoop di Marco Lillo sul Fatto) perché avrebbe avvisato un amico delle cimici piazzategli in casa dalle forze dell’ordine.
Tante gatte da pelare per Paolo Gentiloni, che evidentemente preferisce diventare evanescente come il capo dello Stato, anziché affrontarle e risolverle una dopo l’altra. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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