Non permettiamo che le Ong diventino le nuove Antigone

Più di 2000 anni fa ci aveva già pensato Sofocle, con l’Antigone, a porre la questione del conflitto fra legge divina e legge umana o, in termini moderni, fra legge e coscienza. Abbiamo visto che, per quanto riguarda le Ong che si occupano del salvataggio dei migranti, si tratta di un discorso molto attuale: molti operatori, pur di salvare un numero maggiore di vite, avrebbero preso accordi con gli scafisti, finendo per favorirne il lavoro.
La discussione pubblica in questi giorni si sta dividendo fra pro-Ongpro-controllo, mentre si sta disperdendo inevitabilmente una posizione mediana, dettata più dal buonsenso e dalla riflessione che dall’ideologia. Salvare più persone non può significare favorire gli scafisti: questa non è «disobbedienza civile», a cui sta inneggiando più di qualcuno, ma scarsa lungimiranza, perché salvare le vittime non può conciliarsi con il vantaggio dei carnefici.
Il compromesso non può essere questo. Appare quindi molto più ragionevole quello della presenza di forze dell’ordine a bordo, che non hanno alcuna intenzione di danneggiare il salvataggio di vite. Si tratta, com’è ovvio, di esigenze opposte che si vengono incontro, ed è giusto così. Soprattutto di fronte all’inchiesta della procura di Trapani, è opportuno utilizzare tutti i mezzi necessari affinché si possa fare un netto distinguo fra le Ong che salvano migranti e quelle che, pur di salvarli, favoriscono chi queste persone mette in pericolo (e ci lucra sopra).
Ostacolare chi cerca di punire i traghettatori, significa porre il compito delle organizzazioni su un piano superiore alla legge, un piano in cui tutto è lecito, basta avere dei risultati. In uno Stato moderno, però, il fine – per quanto alto e nobile – non giustifica mai i mezzi, e anche delle operazioni volte al salvataggio di vite umane devono essere declinate secondo la legge. E la legge che dev’essere applicata dev’essere quella italiana, visto che le navi delle Ong quasi sempre partono o approdano in acque nostrane. Qual è il problema di «accogliere a bordo ufficiali di polizia giudiziaria per indagini collegate al traffico di esseri umani»? Oppure di mettersi a disposizione delle autorità presenti nelle località di sbarco? Msf afferma di non permettere a nessuna nazione al mondo di far salire persone armate sopra le loro navi o di farle entrare nei loro ospedali, ma l’Italia è uno Stato liberale, non una dittatura, e le stesse forze dell’ordine non possono fare ciò che vogliono, ma devono rispettare delle regole.
Qui non c’è una legge divina o una coscienza da rispettare, bensì delle norme promulgate in modo democratico da uno Stato democratico. Non c’è posto per Antigone nella modernità. Se non accadrà nulla alle Ong che si rifiutano di adeguarsi alle regole, avremo il dovere costituzionale di definirci uno Stato di pagliacci.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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