Il buddismo non esclude il resto

 Ho visto l’alba due volte di seguito, quando il cielo cambia colore, alle undici di mattina ero stanca come se la giornata fosse già finita, è stata un’esperienza strana. Volevo vivere nuove esperienze, toccare mondi che non conoscevo, così mi sono ritrovata a meditare, ad ore che di solito non vedo, in una tenda, con l’incenso e tutto il resto e altre persone intorno, forse più esperte di me in materia. Ora so come si devono mettere le mani quando mediti e quando pronunciare il famoso «Om», non propriamente mentre mediti, mentre stai zitto e ascolti. Non so se serve, devo provarci una ventina di giorni. Io, fondamentalmente materialista, in mezzo a un gruppo di pazzi mezzi buddisti, raccontarvi che cosa ci facevo lì sarebbe troppo lungo. Ho già sbagliato parole, il buddismo c’entra ma non esclude il resto, per come la vedo io si può meditare ed essere cattolici praticanti allo stesso tempo, Dio non se la prenderà.

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Vorrei parlarne con don Beppe Stoppiglia, so che anche lui ha affrontato l’argomento proprio questo weekend. A proposito del buddismo, fra questi fantomatici buddisti (molti dei quali non lo sono), ho sentito molto nominare Gesù come «Maestro dei Maestri», ma poco Buddha, diciamo in un rapporto di dieci a uno nelle nomination. Confesso che a volte mi veniva da ridere, quando sentivo parlare di energia, di «corpo aurico» che ci circonda e delle tecniche per espanderlo, ma non ho riso, è un altro modo di vedere le cose, riderci è stupido. Ad un certo punto ci è stato consigliato di chiamare Gesù, tre volte, come il personaggio della serie Big Bang Theory, il geniale Sheldon che bussa e chiama, sempre tre volte. Un ragazzo del gruppo si è esaltato parecchio, ha raccontato una storia incredibile di come si è sentito mentre arrivava Gesù, un’apparizione con tanto di effetti speciali, simile al racconto di un bimbo che sostiene di aver incontrato Babbo Natale. Il formatore che guidava il gruppo, il «leggendario» Fil, gli ha fatto un sorriso sornione. «Che film che ti sei fatto, che cosa c’era nel sushi ieri sera?», per fortuna il senso dell’umorismo non manca mai. Io ho diritto di dubitare, di essere scettica, non di ridere. Non come quella volta che il professore di religione ci ha fatto leggere un passo della Bibbia poco conosciuto, di sapore orientale. E noi giù a ridere come dei pirla.
Alla fine, è stato fantastico, perché non mi sentivo un’estranea in quel gruppo, anch’io lotto contro un processo che si chiama «automazione». Da sempre, noi siamo abituati a fare cose, a vedere oggetti, a visitare posti e ormai siamo talmente assuefatti a queste cose che non le notiamo più, i gesti e le parole ci vengono automatici, non lasciano segni in noi, ciò può essere positivo perché ci fa risparmiare energia e tempo, ma intanto ci perdiamo almeno il novanta per cento della nostra vita. Il bravo scrittore descrive gli oggetti come se li vedesse per la prima volta, sottraendoli al processo di automazione, la meditazione vuole lo stesso risultato. Prendiamo strade diverse, per arrivare nello stesso posto.