L’esordio degli «Inarmonics», un grande disco

A thing of beauty
Inarmonics
New Model Label – 2017

Gli «Inarmonics», quartetto nato nel 2015, esordiscono con un disco da back to the future: registrato in presa diretta, senza fronzoli in postproduzione, ma senza trascurare la qualità del suono e, soprattutto, senza precludersi alcun orizzonte creativo. «A thing of beauty», composto da 8 brani scritti da Gianluca Gabrielli e dal chitarrista Massimiliano Manocchia, spazia dagli 80s alla musica nera, dal new wave allo sperimentale, dal funk al progressive. Dramma e leggerezza si fondono in un’atmosfera di grandissima qualità, con un sound perfetto, grazie al lavoro di Gabrielli, tra l’altro creatore del marchio di effetti analogici per chitarra Earthtone. Il batterista Manuel Prota e il bassista Giampaolo Simonini sono altri due musicisti di grande talento, che mostrano il meglio di sé nei brani strumentali (FarabuttoFunkarabian scat, il cui finale è del tutto improvvisato).
Pubblicare «A thing of beauty» è stato un vero e proprio atto di coraggio da parte degli «Inarmonics», che hanno saputo osare, oltrepassare i limiti del comodo banale, sperimentare e cercare la propria strada, con il rischio di sbagliare l’esordio. Ma così non è stato: stiamo parlando di un album tanto variegato quanto interessante, ma anche gradevolissimo all’ascolto, segno che la ricerca artistica così spinta non porta sempre all’avanguardia.
Disma, In the parkMore Wine e gli altri brani trasportano l’ascoltatore attraverso paesaggi e tempi lontanissimi, tenendolo sempre rigorosamente attaccato allo stereo acceso, meglio se ad alto volume. Lunga vita agli «Inarmonics» anche se – con un sorriso pieno di tristezza – non pensiamo che verranno adeguatamente ricompensati dal pubblico: «A thing of beauty» è un album tanto riuscito quanto impegnativo, purtroppo non alla portata di tutti e, soprattutto, fuori da ogni materialista logica di mercato. Speriamo vivamente di sbagliarci.