Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, nonostante i vari impegni di giornata, tra cui un’assemblea in una scuola romana e la direzione dei lavori in Aula, ha trovato modo di rispondere ad alcune domande sull’utilizzo delle droghe, spingendosi ad asserire che forse chi ne promuove la legalizzazione lo fa perché le assume e vorrebbe che quest’abitudine si diffondesse sempre di più.

Per quanto riguarda il ragazzo che consumava droghe leggere suicidatosi a Lavagna, lei crede che la madre abbia fatto bene a rivolgersi alla Guardia di Finanza?
La madre era disperata come tante madri che non sanno a chi rivolgersi. Se si smantellano le comunità terapeutiche, se non si sostiene il volontariato che è l’unico ad aiutare le famiglie a uscire dalla droga, se si continua a dire che la droga, in fondo, non fa male, si finisce per abbandonare le famiglie a se stesse. La mamma poi chiama chi capita, quando sarebbe più utile andare a recuperare chi cade nel dramma della droga. Però, purtroppo, la cultura dominante minimizza i pericoli legati agli stupefacenti, ne incoraggia l’uso e smantella le strutture che potrebbero tendere una mano a questi giovani in difficoltà.

Quindi lei concorda sul fatto che sarebbe stato più opportuno, eventualmente, affidarsi a uno psicologo o a una figura educativa?
Sì, ma purtroppo queste figure non vengono assolutamente valorizzate. La mamma, infatti, nella lettera letta durante il funerale ha espresso parole molto coraggiose su cui dovremmo riflettere a proposito del dialogo nelle famiglie, sul non nascondersi i problemi. Quindi, questo è un dramma che si affronta non facendo passare il messaggio che la droga non fa male, ma creando presidi, anche nelle scuole, preparando gli insegnanti sul tema. Insomma, il tempo impiegato a dire che si deve legalizzare andrebbe invece investito, da parte del legislatore, delle famiglie e della scuola nello spiegare i danni che le droghe comportano.

Perché, secondo lei, varie fazioni politiche e personaggi di spicco come Saviano si spendono per la legalizzazione? C’è qualcosa che va al di là delle loro buone intenzioni?
Non sono buone intenzioni. Sanno benissimo di sostenere delle tesi sbagliate. Alcuni lo fanno, forse, perché sono in malafede, perché usano droghe e vorrebbero che tutti le potessero usare più facilmente. Altri dicono delle vere e proprie bugie perché la storia che si leverebbe un provento al crimine è una grande menzogna, in quanto la proposta di legalizzazione è valida solo per i maggiorenni; per questo motivo, i minorenni, che rappresentano i 2/3 dei consumatori e, per esempio, i manager che non vogliono far sapere che assumono stupefacenti si rivolgerebbero comunque al mercato clandestino. Inoltre, rendere legali le droghe leggere avvicinerebbe a quelle pesanti e amplierebbe.

Di Gerarda Monaco

Classe 1995, laureata in giurisprudenza. Il diritto e la politica sono il mio pane quotidiano, la mia croce e delizia. Vi rassicuro: le frasi fatte solo nelle informazioni biografiche.

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