I conti della Chiesa: parla Gianluigi Nuzzi

Riuscireste a immaginare il Vaticano come il luogo di una spy story, ricca di intrighi, colpi di scena e insidiose trame alle spalle del santo padre? È quanto racconta Gianluigi Nuzzi nel suo ultimo libro-inchiesta, Via Crucis (Chiarelettere): un condensato di documenti inediti, testimonianze e, per la prima volta in assoluto, trascrizioni di registrazioni audio degli incontri riservati tra i vertici della Santa Sede e papa Francesco. Dopo Vaticano S.p.A. e Sua Santità, il giornalista di Intoccabili (programma su La7), nonché attuale conduttore di Quarto Grado su Rete4, ritorna con una nuova indagine che porta alla luce le tante ombre di un’istituzione secolare, che soffre ancora oggi di una intrinseca assenza di trasparenza.

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Vi siete mai chiesti dove vanno a finire le offerte che lasciate alla chiesa del vostro quartiere? Leggendo questo libro, scoprirete che la gestione dell’Obolo di San Pietro, ovvero del denaro che arriva a Roma dalle diocesi di tutto il mondo per le opere di carità, risulta alquanto opaca; secondo la segreteria di Stato, infatti, viene redatto ogni anno un rendiconto preciso sulle entrate ma non è chiaro come vengano spese queste somme. Grazie al dossier richiesto da papa Francesco, si scopre che oltre la metà delle offerte provenienti dai fedeli finisce nelle casse della curia di Roma per il suo mantenimento; per darvi un’idea: per ogni euro che arriva al santo padre, solo 20 centesimi finiscono in progetti concreti di aiuto ai poveri. Il resto, stando ai dati relativi al 2012, va a risanare il deficit dell’Apsa, l’ente che gestisce il patrimonio della Santa Sede (66 milioni), il deficit di Radio Vaticana (25 milioni), le spese per le rappresentanze pontificie (25,4 milioni) e per il funzionamento della segreteria di Stato (5,3 milioni). Lo status di paradiso fiscale, inoltre, rende la piccola enclave un possibile bersaglio di truffe: qualcuno potrebbe acquistare beni all’ingrosso (esenti da Iva) e rivenderli fuori dal Vaticano, incassando quel 20 per cento che spetterebbe all’erario.
Il libro è costellato di rivelazioni-scandalo: ad esempio, la bozza di contratto tra Philip Morris e il Governatorato (l’organo esecutivo dello Stato pontificio) per la vendita di sigarette da parte di quest’ultimo, oppure il racconto dello stesso Bergoglio sul 60% degli investimenti della diocesi di Buenos Aires che andava in società per la fabbricazione di armi.
Come in tutte le più importanti inchieste di giornalismo, anche in questo caso il motto «
Follow the money» diventa una regola fondamentale; Nuzzi ricostruisce, nel suo stile asciutto e diretto, il difficile percorso che il pontefice compie per fare chiarezza nei bilanci del proprio Stato. A seguire una piccola intervista all’autore del libro in questione.

Il 13 marzo 2013 Jorge Mario Bergoglio viene eletto come papa Francesco. Fin da subito sembra che grazie a lui possa iniziare una nuova era per la Chiesa: «Voglio una Chiesa povera per i poveri!». La cura di Bergoglio alle tante malattie della curia romana, infatti, prevedrebbe una netta separazione tra il potere economico e quello politico-religioso. A tre anni di distanza, a che punto è la sua riforma «terapeutica»?
Il primo anno papa Francesco lo ha investito chiedendo i dati, i conti, i bilanci della curia. Scoprendo che c’erano fondi extracontabili per oltre un miliardo di euro e che regnavano inefficienza e opacità era indispensabile avere una nitida fotografia della situazione contabile per poi mettere in cantiere le riforme che sono ancora in itinere. Alcune di via-crucis-gianluigi-nuzzi-724362queste sono in una fase più avanzata – come quella sulla comunicazione e la creazione della segreteria per la Comunicazione – altre più arretrate come quelle sulle finanze, perché risentono di ostracismi, inciampi che ne rallentano l’esecuzione.

Il legame tra lo Stato italiano e lo Stato Vaticano è indissolubile dall’alba dei tempi. Inoltre, i rapporti di potere e di interesse tra i due sono molti sia dall’una che dall’altra parte. Alla luce della condizione di precaria stabilità finanziaria (e non solo) in cui la Chiesa versa, qual è il ruolo del nostro paese? Come potrebbe supportare (se questo fosse il suo intento) la «rivoluzione dolce» di papa Francesco?
Il modo più efficace è il sempre progressivo rispetto delle sovranità. I rapporti tra Italia e Vaticano sono in piena rivoluzione: una volta il direttore del Tg1, del maggior telegiornale pubblico italiano, veniva scelto solo con l’ok del Vaticano; oggi da entrambe le rive del Tevere si vuole più autonomia. È una conseguenza inevitabile di diversi cambiamenti: innanzitutto la dorsale di cardinali italiani, capeggiata dai vari Bertone, Bertello e Piacenza, esce notevolmente ridimensionata dall’azione di Francesco e quindi quei gruppi di potere saldi con la politica italiana hanno meno voce del passato. Anche la nostra politica – con il premier Renzi – sta attuando manovre in controtendenza con il passato; basti ricordare quando i ministri scelti da Monti prima di accettare chiedevano consigli a monsignor Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI. Insomma c’è una leggera aria nuova. Infine papa Francesco che porta sacerdoti in ruoli di potere in Vaticano provenienti dalla periferia del mondo: l’Italia è meno centrale.

Sono certa che l’Italia ha bisogno di questo libro. Ma non crede ci sia una sorta di autoselezione del pubblico? Voglio dire: siamo sicuri che chi dovrebbe davvero leggerlo (e con questi intendo la maggior parte dei fedeli, soprattutto quelli che lasciano offerte generosamente) lo farà?
Il mio libro è in libreria e online: chi vuole lo legge e i numeri dei miei papa1saggi precedenti e anche di questo sono la testimonianza diretta che questo volume viene ampiamente letto nel mondo cattolico consapevole che la Fede è un patrimonio personale e che il Vaticano non è uno specchio.

Sa qual è stata la reazione del papa alla notizia di questa pubblicazione? A che punto è il processo in cui è stato imputato dal Vaticano per aver divulgato notizie riservate?
Il processo è sospeso ormai da tre mesi, in attesa che vengano ultimate delle perizie e della fissazione dell’udienza. Non conosco la reazione del papa ma posso immaginarla visto che racconto le malefatte di quei «faraoni», come li chiama, da lui tanto condannati.

Alessia Melchiorre