«Neurope»: io, cervello in fuga dall’Europa

«Neurope» è il titolo del mio ultimo stencil di grandi dimensioni realizzato qui in California. Un lavoro volto a rappresentare una nuova generazione europea che vedo crescere velocemente. Una nuova generazione di giovani che stanno per ribellarsi alle logore politiche di questa vecchia Europa che li soffoca sul nascere. La mia musa/modella kampah1per questo ritratto simbolico è una ragazza italiana che vive a Los Angeles e che si chiama Lucia, anche lei come me e come tanti altri «scappata» da un paese che non le permetteva di esprimersi e vivere in maniera decente e decorosa, soprattutto continuando a coltivare le sue ambizioni artistiche. Ancora una volta l’ennesimo caso di fuga di cervelli da una nazione che non dà spazio di sviluppo ai giovani che, non trovando alternativa, decidono di emigrare all’estero. Una scelta non facile ma a volte necessaria che feci anch’io quando avevo 20 anni, prima per Londra dove vissi e lavorai per 2 anni come graphic designer per riviste di musica e moda e poi di nuovo agli inizi degli anni ’90 per Los Angeles come designer televisivo. In entrambi i casi, la mia più grande sorpresa è stata sempre quella di constatare come all’estero le situazioni e circostanze per trovare lavoro fossero e sono molto più semplici e…lineari. Più avanti nel tempo, dopo una mia permanenza a Bali di un anno e poi due anni a Sydney come regista di pubblicità e della sigla ufficiale delle Olimpiadi del 2000, sono dovuto tornare a vivere in Italia per qualche anno su richiesta di mia figlia che aveva allora 14 anni e non voleva più vivere con la madre… ho quindi dovuto provare nuovamente sulla mia pelle la dura strada del cercare lavoro in patria e devo dire che ho trovato le cose non solo non sono cambiate, ma addirittura peggiorate da quando me ne ero andato la prima volta. Nonostante la mia più che illustre e sostanziosa carriera, il mio nome ormai famoso nel mio campo e tutti i meriti e le soddisfazioni ottenute in America, Inghilterra e Australia, tutte le porte erano comunque sbarrate e trovare opportunità di lavoro era quasi sempre relegato al dover scendere a compromessi, spesso al limite dell’onestà e della professionalità, che mi hanno portato il più delle volte a rifiutare, per principio, lavori che mi sarebbero in realtà potuti tornare utili economicamente. Sono di nuovo «scappato» da pochi anni, ma posso dire, alla luce della mia esperienza recente, che niente è cambiato e l’Italia è rimasta purtroppo un paese impossibile per quanto riguarda le possibilità di lavoro… e ancora di più per i giovani, il più delle volte sfruttati, che cercano di fare carriera senza riuscirvi pur possedendone le capacità e le doti. Ecco allora che per simbolizzare questo sogno e questa speranza in un ambito geografico locale, ho usato i colori della bandiera europea e di quella italiana volti a tingere di toni, per così dire patriottici, il mio ritratto di questa giovane ragazza che guarda con occhi pieni di speranza al suo più che incerto futuro.

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