Luigi Di Maio, dopo l’incoronazione avvenuta sabato 23 settembre a Rimini, è il nuovo candidato premier del Movimento 5 Stelle. A votare per lui sono stati circa 30mila attivisti, con una partecipazione complessiva abbondantemente inferiore al 50% degli aventi diritto. Come da più parti sottolineato, in realtà non c’è stata partita tra Di Maio e gli altri sette candidati, la cui notorietà non era per nulla paragonabile con quella del vicepresidente della Camera. Nessuno degli altri maggiori esponenti del Movimento ha, infatti, presentato la sua candidatura, a partire dagli attesissimi Alessandro Di Battista e Roberto Fico, quest’ultimo rappresentante della corrente più ortodossa e che ha espresso il suo malumore soprattutto riguardo alla doppia investitura di candidato premier e capo del Movimento che è avvenuta.
Un tono polemico lo ha avuto anche il segretario del Pd Matteo Renzi, che ha commentato riguardo alla scarsa partecipazione alle primarie 5 Stelle e alla scontatezza del risultato. Per molti, infatti, sarebbe stato più saggio per il Movimento non effettuare le primarie e candidare direttamente Di Maio, unica scelta possibile nella realtà dei fatti. Le primarie per come si sono svolte sono, invece, apparse più come una farsa che una vera prova di democrazia, soprattutto dopo le abbondanti critiche avvenute negli anni scorsi a quelle del Partito Democratico sugli stessi temi.
Criticità sono state rilevate anche a riguardo della sicurezza della piattaforma Rousseau che, nonostante le parole rassicuranti di Beppe Grillo, non è sembrata impermeabile all’attacco degli hacker. La certificazione dei voti non è stata, inoltre, nemmeno questa volta affidata a una società terza, comportamento non in linea con gli ideali di trasparenza professati dal blog. Altri dubbi sulla coerenza e trasparenza del Movimento sono sorti per il cambio di rotta sugli indagati avvenuto, nella sostanza, per permettere al vincitore designato Di Maio di partecipare alle primarie, nonostante abbia sia indagato per diffamazione.
Per tutti questi motivi le primarie del Movimento 5 Stelle non sono certamente state un ottimo biglietto da visita per quello che dovrebbe essere, secondo i sondaggi, il primo partito italiano nel 2018. La distanza tra gli ideali professati nella teoria e le scelte nella pratica sono ancora ampie e si dovrà vedere se il passaggio di testimone da Grillo a Di Maio basterà per risolvere la questione.

La Voce che Stecca