Albinati: gli anni ’70 fra gioventù, scuola e Circeo

La scuola cattolica
Edoardo Albinati
Rizzoli — 2016 — 22 euro

cop-aspxVincere il premio Strega 2016 è già una grande soddisfazione, ma vincerlo con un romanzo «d’altri tempi» per complessità e per lunghezza (più di 1200 pagine) è qualcosa di veramente incredibile. Un’opera monumentale, un’inchiesta sull’ēthos di una generazione. Sì, ēthos è la parola giusta: Albinati riesce a esplorare, ponendo come sfondo al contempo presente e assente il massacro del Circeo, tutte le sfere semantiche racchiuse in questa parola greca: da quella delle abitudini e del carattere a quella delle tradizioni e dei costumi. Un ritratto di una generazione, la sua, divisa fra l’educazione religiosa e la liberazione sessuale. Il tempo non ha permesso auto-assoluzioni, ma ci concede una visione d’insieme, in cui l’Autore ha cercato di racchiudere sogni, ambizioni, ipocrisie, paradossi e contraddizioni di un’epoca. Un libro complesso che unisce Albinati con gli autori del delitto del Circeo, tutti studenti dell’istituto San Leone Magno, una scuola privata gestita dai frati maristi nel quartiere Trieste di Roma, un ambiente solo maschile che dava adito a un’inquietudine sessuale inaudita che poteva sfociare in tragedia, come infatti accadde. Un racconto disordinato e asistematico come un joyciano flusso di coscienza, introspettivo come un diario e preciso come un’indagine; un’opera unica nello scenario letterario italiano contemporaneo, un libro «fuori dal tempo» per modalità e ambizioni che ha riscosso un insperato successo. Costato all’Autore più di 10 anni di lavoro, La scuola cattolica deve la sua genesi a un fatto di cronaca nera risalente al 2004: Angelo Izzo, uno dei responsabili del massacro del Circeo allora in regime di semilibertà, uccise brutalmente una donna e la figlia di 14 anni nei pressi di Campobasso. Fu questo episodio a imporre ad Albinati, che fino ad allora non aveva mai raccontato la sua esperienza scolastica con gli assassini del Circeo, di scrivere quel che accadde prima della tragedia, il background di tre ventenni spietati. Il risultato però trascende da questo proposito: la presenza di Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira (Angelo, Subdued e il Legionario, nel libro) è forte e importante ma pare davvero a volte passare in secondo piano di fronte alla sentita descrizione del malessere di una generazione.

La Voce che Stecca

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