Windows 10: un Os imposto da Microsoft

Immaginate di essere nella vostra camera un sabato sera con il vostro computer di fianco, magari state lavorando per il giorno dopo, o state preparando un esame, oppure, più semplicemente, state guardando un film. Improvvisamente il vostro amico di sventure, fatto di microchip e circuiti, si oscura e comincia a macinare per tante ore, continuando a processare per tutta la notte e voi non sapete né vi rendete conto di ciò che è successo.

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Incuranti di quello che sta succedendo e stanchi morti per l’estenuante attesa, andate a dormire, sperando che sia solo un maxi aggiornamento, e sperate nella mattina seguente.
Il giorno dopo, appena svegliati, controllate con premura il vostro amico, lo accendete e vi rendete conto che tutto è cambiato, l’outfit non è più lo stesso, né il layout è più lo stesso: ecco per magia, senza aver fatto nulla, nel vostro computer ora è installato Windows 10.
Questo è quello che è successo a molte persone a causa di un aggiornamento automatico attivato da Windows per «raccomandare» agli utenti che avevano Windows 7 o 8 di passare all’ultimo sistema in auge.
Come è stato possibile tutto questo? Microsoft ha proposto per molti mesi agli utenti, tramite un pop-up, di fare l’aggiornamento gratuito a Windows 10, offrendo l’opportunità di declinare il suggerimento cliccando semplicemente il tasto «X» in alto.
La casa americana ha deciso però improvvisamente di cambiare sistema con due stratagemmi decisamente «forti». Già a dicembre Microsoft aveva cambiato la dicitura del messaggio testuale dando all’utente solamente due scelte: aggiorna ora o inizia a scaricare e aggiorna più tardi. Poi a inizio 2016 ha trasformato nuovamente il messaggio pop-up scaricando già l’aggiornamento tramite Windows Update, e lasciando all’utente solamente l’avviso di una possibile installazione. Fortunatamente in entrambi i casi era sufficientemente chiudere tutto schiacciando sulla «X» in alto.
Il vero cambiamento che ha indispettito la maggior parte degli utenti è avvenuto ad inizio maggio, quando la dicitura del messaggio è mutata ulteriormente mostrando un avviso di aggiornamento programmato a un certo giorno e una certa ora, fornendo solamente la possibilità di rimandare l’intero procedimento a un altro momento, da decidere seduta stante. Dove sta allora l’inghippo? L’azienda di oltreoceano ha cambiato in maniera singolare il significato della «X» posta in alto dell’avviso: ora, in realtà, cliccando su essa non si chiude il messaggio e si declina la proposta, ma si dà il proprio implicito consenso all’inizio dell’installazione di Windows 10.
Quale sia lo scopo di tutto questo è chiaro: convincere il numero più grande possibile di persone a passare al nuovo sistema operativo. Il problema è che tali azioni tolgono agli utenti il controllo del proprio computer, e il naturale diritto di ogni persona di decidere che cosa aggiornare oppure no nel proprio pc.
Inoltre il problema principale è che non tutti i computer sono idonei a sostenere Windows 10, e questo potrebbe causare non pochi problemi a molti dei pc in circolazione, inoltre questo sistema è talmente diverso dai precedenti da poter portare non pochi disagi.
Infatti l’azione di Microsoft
 ha scatenato accese polemiche, che sono sfociate in una segnalazione da parte di Altroconsumo all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcom), affinché venga verificata tale manovra commerciale che ha forzato in maniera scorretta molti utenti a cambiare sistema operativo.
Fortunatamente effettuare il downgrade, ossia l’«aggiornamento inverso» al sistema operativo precedente, è possibile tramite copie di immagini di Windows 7 o 8.1, però 1. è un procedimento che l’utente comune non sempre è in grado di fare; 2. farlo impiega del tempo che sarebbe potuto essere impiegato diversamente, se solo Microsoft avesse deciso di rispettare la volontà dei propri clienti.