«Il primato della persona umana»: il Presidente della Corte Costituzionale a Padova

Sabato 11 Novembre, il Presidente della Corte Costituzionale, il Professor Paolo Grossi, ha tenuto un incontro presso la Facoltà di Giurisprudenza di Padova.
Al contrario di una lezione che tenne all’incirca tre settimane fa in occasione del centenario del Codice Canonico, in cui lesse per venti minuti un suo scritto riguardante il tema previsto, questa volta ha parlato a braccio rivolgendo il suo sguardo sempre verso il pubblico, nel quale erano presenti studenti universitari, professori, avvocati e alunni delle scuole medie superiori.
Inizialmente ha ricordato il primo giorno in cui si riunì la Corte Costituzionale, il 23 Aprile 1956, all’incirca otto anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione italiana. Ha fatto capire, con particolare interesse, che l’attività della Corte Costituzionale consiste nel mantenere il «primato della persona umana prima di ogni consociazione politica». Di conseguenza lo stato, nel rispetto di questo principio, non può ledere i diritti fondamentali della persona umana. Queste garanzie vengono introdotte nell’ultimo titolo della seconda parte della Costituzione, ovvero quello delle garanzie costituzionali.
Sapendo che i valori umani e della società si muovono molto lentamente, Paolo Grossi li paragona ai ghiacciai della natura fisica, i quali sembrano immobili, eppur si muovono. La Corte Costituzionale deve continuamente cercare per trovare, compiendo così un’opera invettiva. Solo in questo modo la Corte riesce a difendere la società civile.
Alla fine del discorso gli si è rivolto un ragazzo: «Secondo il principio di collegialità dovremmo attribuire la decisione della Corte all’intera Corte?». Questa domanda ha un suo perché, difatti oltre alla Corte Costituzionale nessuno sa come si compone la maggioranza delle decisioni. L’attuale presidente ha così risposto: «Si ha un principio di collegialità per due motivi: in primis, il prestigio della Corte, in quanto sapere che la decisione sia presa da otto giudici contro sette presume che la Corte sia divisa; in secondo luogo, la libertà del giudice: egli è libero di agire secondo coscienza».
Un passaggio della lezione che ha colpito particolarmente, quando ha raccontato che un giorno intitolò una sua lezione. «La Corte Costituzionale, una valvola respiratoria per l’ordinamento giuridico italiano». C’è sicuramente un punto di vista positivo, ovvero che la Corte, eseguendo il suo dovere, attua i suoi poteri in base a come sono disposti dall’ordinamento italiano. Tuttavia, se da una parte c’è chi li tiene in considerazione, significa che dall’altra c’è chi non ispira il suo potere alla Costituzione. Questi organi possono essere il Governo, il Parlamento o le Regioni, vuoi perché sono incapaci di svolgere il loro dovere, vuoi perché, essendo espressione di partiti diversi, non cercano il dialogo, oppure, non interessa a loro il bene della società.

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