Sepoltura coatta per feti ed embrioni, una follia veneta

Tenetevi forte e trattenete i conati. Ecco l’articolo 25 comma 2ter della legge regionale 4 marzo 2010, n.18 della Regione Veneto: «Ad ogni aborto, verificatosi in una struttura sanitaria accreditata, anche quando l’età presunta del concepito sia inferiore alle ventotto settimane, nel caso in cui il genitore o i genitori non provvedano o non lo richiedano, l’inumazione, la tumulazione o la cremazione è disposta, a spese dell’azienda ULSS, in una specifica area cimiteriale dedicata o nel campo di sepoltura dei bambini del territorio comunale in cui è ubicata la struttura sanitaria. A tali fini i prodotti abortivi o del concepimento sono riposti in una cassetta, che può contenere uno o più concepiti, secondo il criterio della data in cui è avvenuta la procedura di revisione strumentale/farmacologica della cavità uterina. Tale data è indicata sulla cassetta».

Sono passati nove anni e mezzo dalla promulgazione di questa norma e piano piano i comuni veneti si stanno adeguando. Un esempio è quello di Vicenza che il 2 ottobre ha pubblicato un post colmo d’orgoglio sulla sua pagina Facebook: «Al cimitero maggiore verrà realizzato il Giardino degli angeli per garantire una sepoltura dignitosa ai bambini non nati» e ancora  «Il primo stralcio di 55mila euro riguarda la realizzazione del Giardino degli angeli che occuperà un quarto dell’area destinata alle sepolture islamiche che sarà realizzata con un secondo stralcio. Il costo complessivo del progetto, a carico del Comune, sarà di circa 150mila euro. La conclusione dei lavori è prevista, almeno per il primo stralcio, entro il 2020».

Benvenuti in Italia, anno Domini 2019, anche se le coordinate spazio-temporali sembrerebbero lievemente diverse a leggere notizie e leggi come queste. Chi scrive, non ha problemi ad ammetterlo, ha una visione forse esageratamente materialista, considerando «vivo» un essere umano solo quando è biologicamente autonomo, quindi capace di vivere fuori dal corpo della madre. Però, anche per chi avesse punti di vista meno estremi, la legge regionale del 2010 è un abominio.
Con un comma di un articolo si calpesta:

1. La libertà dei genitori che potrebbero ritenere che un figlio non nato di meno di 28 settimane (quindi anche un microscopico embrione) non meriti sepoltura né a spese proprie né a spese della collettività che magari ritiene una cosa del genere una follia assoluta, come di fatto è. Che si parli di un feto o di un embrione, tuttalpiù morto, si tratta di enti di proprietà della madre, visto che dal suo corpo sono dipendenti. Con che faccia ci si muove verso una sepoltura coatta, quando feti ed embrioni vengono smaltiti (mi si perdoni il termine poco politically correct) in un modo meno aberrante e meno costoso?

2. La privacy dei genitori, visto che gli archivi cimiteriali sono generalmente pubblici.

3. Si calpesta la sensibilità della madre o della coppia di genitori che possono non volere che il ricordo di un loro possibile trauma (perché l’aborto, per quanto sia sacrosanto averlo come scelta, può essere un trauma) venga celebrato in un luogo apposito. Non parliamo poi degli aborti spontanei, che non sono una scelta.

Si può solo inorridire di fronte a una follia come questa. Ed è ugualmente disgustoso il pietismo di chi ha deciso di chiamare questi luoghi «Giardini degli angeli», quando per tante coppie saranno monumenti al giorno peggiore della loro vita. Ognuno è libero di seppellire i propri cari, i propri embrioni e pure le proprie ciabatte, per quanto mi riguarda, ma renderlo obbligatorio è aberrante. Mi vergogno di essere veneto, anche se noi cattoleghisti padani siamo in buona compagnia, visto che a Cagliari la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune, Stefania Loi (Fratelli d’Italia), ha proposto una cosa simile, con in aggiunta il cambio di nome da «prodotti abortivi» a «bambini non nati» per gli embrioni morti tra le 20 e le 28 settimane. Per fortuna dei cagliaritani è ancora una proposta.
Tra un po’ qualcuno proporrà un cimitero per i preservativi usati.

Che cosa possiamo fare?

Da semplici cittadini possiamo sollecitare le istituzioni affinché cerchino di eliminare questa legge aberrante. Qui sotto trovate gli indirizzi mail istituzionali di alcuni consiglieri di opposizione in Regione Veneto. Facciamoci sentire, se no significherà che abbiamo davvero perso.

La sepoltura di feti ed embrioni dev’essere una scelta, non un obbligo. Il luogo in cui questi vanno sepolti dev’essere una scelta, non un obbligo. La spesa non dev’essere d’ufficio affidata alla comunità. I registri devono essere riservati.

Erika Baldin (M5S)
Jacopo Berti (M5S)
Anna Maria Bigon (PD)
Orietta Salemi (PD)
Bruno Pigozzo (PD)
Claudio Sinigaglia (PD)
Francesca Zottis (PD)

 

 

 

 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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