Padova: a tu per tu con gli artisti di strada

Passeggiando per le vie di Padova si può notare la presenza di tanti suonatori, giocolieri, mimi, cantanti e disegnatori di strada. Ultimamente sono stati oggetto di dibattito: l’amministrazione comunale del sindaco Bitonci, insieme all’assessore alla sicurezza Maurizio Saia, ha varato una delibera per cui agli artisti di strada non sarà permesso esibirsi nel centro storico, ad eccezione di alcune zone distinte, tra cui Prato della Valle e il Piazzale della Stazione.
Sulle note di No Woman No Cry di Bob Marley, Dominique suona la chitarra davanti al Duomo di Padova. Dopo la crisi economica che ha caratterizzato il Senegal negli anni ‘90 è arrivato in Italia, grazie al «destino che lo ha portato qui». Il loro obiettivo era quello di tentare il successo con la loro musica, suonando i ritmi tradizionali del Senegal con strumenti come il sabar, la kora e il djembe. «Poi però ci siamo trovati a suonare solo per le piazze italiane e abbiamo deciso di continuare così». Diversamente dal suo gruppo che è tornato in Senegal, lui ha deciso di rimanere qui in Italia. Il suo sogno è quello di diventare un musicista famoso e di suonare nelle capitali europee, per far conoscere la sua musica.

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Beril suona la fisarmonica in Piazza Capitaniato. Dodici anni fa ha
lasciato Istanbul giungendo in Italia perché «è successo così e non c’è un motivo». Nelle strade di Padova, Verona e Venezia suona la musica tipica orientale, il folk, la musica tradizionale 65671cab5d4303c124f2d66524068164turca e il tango. Quando aveva 7 anni ha iniziato a suonare per le vie di Istanbul, davanti ai ristorantini turistici che si affacciano sul Bosforo per guadagnarsi qualche soldo. «L’arte della musica è un linguaggio, è una cosa misteriosa che ci rende felici o ci turba, proprio come le strade notturne di Istanbul. La musica fa riemergere i miei ricordi. Quando ero piccolo, suonavo su quella discesa che da Piazza Taksim arriva fino al Ponte di Galata, dove il canto del muezzin che dalla Moschea richiamava i fedeli alla preghiera e il profumo delle pannocchie di granturco bruciato riempivano le mie giornate».

Il gruppo di quattro musicisti che si esibiscono nelle piazze e fuori dalle facoltà per accompagnare con la musica il tradizionale coro rivolto al neolaureato arrivano dalla Romania. 16 anni fa raggiungono l’Italia, dopo aver girato le piazze di Strasburgo, Parigi, Amburgo, Lussemburgo e Bruxelles. Si sono incontrati in Romania e da lì hanno
deciso di unirsi per portare la loro musica balcanica, folk e popolare sulle strade. La città più bella dove hanno avuto modo di suonare è Venezia e il momento più emozionante e quando ricevono ogni giorno applausi dal pubblico. «Preghiamo per gli amici che ci ascoltano, noi vogliamo solo suonare, essere felici e tranquilli e continuare così per il futuro». Mi chiedono se posso fare un appello contro Bitonci, perché «siamo onesti e non delinquenti come lui ci descrive. Se non possiamo neanche suonare per le strade allora vado a derubare gli italiani? Preferisce così?».

Drogan, dal Montenegro, suona la fisarmonica davanti alla Rinascente di Padova. Ha lasciato il suo paese 26 anni fa a causa dei conflitti e della ea19a8386c233ac24a99ea16cec535e5povertà in cui viveva lui e la sua famiglia. Fin da piccolo decide di iniziare a suonare, formando un gruppo con degli amici, per guadagnare qualcosa e allo stesso tempo intrattenere le persone nei ristoranti e nelle feste. «Ho lasciato un paese in guerra con problemi e tanta crisi, sono venuto qui per dare almeno da mangiare ai miei bambini piccoli».  Dopo aver raggiunto l’Italia, per 23 anni ha lavorato per una ditta che produceva plastica. Poi la ditta ha fallito e trovandosi senza lavoro, per mandare avanti la famiglia ha deciso di iniziare a suonare per le strade di Verona, Vicenza e Treviso. Alla domanda «Cosa speri per il futuro?», la risposta è «Continuare a suonare la mia musica per le strade».

Kamal è arrivato dal Pakistan 9 anni fa insieme ai 4 fratelli per cercare lavoro lasciando la moglie e i 5 figli nel paese d’origine. Si definisce un’artista internazionale e le sue decorazioni fatte con le palme di dattero vengono vendute per le strade di Padova. «A scuola, quando avevo 16 anni tagliavo le palme da dattero per decorarle e venderle. Poi ho deciso di venire qui perché i miei fratelli mi dicevano che è un paese bellissimo». Ogni anno per due mesi torna in Pakistan dalla moglie e dai figli, «ma non posso tornare a viverci per sempre perché devo mantenere la mia famiglia e lì  non avrei lavoro. Non è il futuro che ho sempre sperato, ma sono felice».

Antonio è il signore vestito da clown che vende palloncini per i bambini. «Sono nato in Puglia ma non avevo lavoro e sono andato in Germania nel 1966 da un mio amico. Lì ho lavorato in una fabbrica e sono rimasto per 10 lunghi anni, ma alla fine sono scappato. Non sono mai riuscito a imparare il tedesco, e poi, si sa, venivo sfruttato. Poi per fortuna ho trovato lavoro in Italia». Dal ‘75 al ‘96 ha lavorato per le ferrovie tra Padova, Verona, Vicenza, Treviso. Dopo essere andato in pensione ha deciso di iniziare a vendere palloncini perché non sapeva come impiegare il suo tempo libero e ama rendere felici i bambini. Non sa se ha dei sogni per il futuro, «perché ormai sono troppo vecchio».

Foto dell’autrice