Nel caos referendario le elezioni presidenziali austriache sono passate quasi in secondo piano. La sfida alle urne affrontata dall’Austria non è stata però da meno, con un’affluenza del 73,9% (circa 4 milioni di votanti). In realtà, il 22 maggio si era già tenuto il ballottaggio tra il candidato dei Verdi Alexander Van Der Bellen e quello del Partito della Libertà Norbert Hofer, di estrema destra. Lo stacco minimo tra i due e il grido ai brogli da parte del candidato perdente ha portato il paese alla ripetizione del ballottaggio.

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Ebbene, Hofer è stato sconfitto anche stavolta, con un margine addirittura più ampio (53,3% contro 46,7%). L’Austria dunque non cede alle tentazioni del populismo, contrariamente a quanto successo negli Stati Uniti, nonostante la retorica del candidato fosse, più o meno, quella di tutti i partiti europei di questo genere.
Prima rivendicazione era infatti l’antieuropeismo, comune nel nostro paese, per esempio, sia al Movimento Cinque Stelle che alla Lega, e con esso il contrasto alla moneta unica. Ci sono poi le durissime posizioni nei confronti dell’immigrazione e in generale un contrasto alle culture non europee, anch’essi tratti comuni a molti partiti italiani. Ecco, gli austriaci hanno rifiutato tutto questo, anche impauriti da un’ipotesi di «Öxit». Oppure, se la vediamo da un altro punto di vista, quasi metà di loro volevano un estremista di destra come capo dello Stato. Certo è che queste votazioni ci parlano chiaro: non è scontato che, in questo periodo storico e nonostante il devastante esempio di Trump, sia per forza un partito populista a sventolare la bandiera della vittoria.
Onde di felicitazioni sono arrivate da tutta Europa, e in effetti il messaggio politico che ci manda la vittoria di Van Der Bellen ha un suo peso. Non è sano però per i movimenti e i partiti europei rilassarsi. Ci saranno nuovi appuntamenti con le urne nei prossimi tempi, di cui uno in Germania, dove Angela Merkel non se la passa proprio bene, schiacciata da un partito che non è molto diverso da quello di Hofer per i suoi «principi ispiratori»: l’Alternative für Deutschland.
Le destre liberali e le sinistre non possono permettersi di soccombere di fronte a movimenti che parlano alla pancia del paese, perché in fondo, quando si ragiona con la pancia, il risultato si digerirà sempre da una e una sola parte. Gli austriaci, per fortuna, hanno preso una via più ragionevole.

La Voce che Stecca