Roberto Benigni ci ha deluso: da difensore e divulgatore della bellezza della nostra Costituzione si è trasformato in portavoce del riformismo fine a se stesso, emblema del renzismo. Nemmeno lui tanto convinto, come peraltro Michele Serra («Non posso essere antirenziano») e Massimo Cacciari. Un’oscillazione fra il così fan tutti e il meglio poco e male che niente è il motto degli intellettuali di sinistra che, tanto combattivi durante il ventennio dei berluscones, si sono prostrati (o più dignitosamente silenziati) dinanzi ai tre ultimi governi, nessuno dei quali almeno per un periodo avverso all’ex Cavaliere.

benigni

Entrare nel merito delle riforme e dei cambiamenti è da gufi, l’importante è smuovere qualcosa, indipendentemente dalla qualità di questi mutamenti. Così eccoli a votare «Sì» al referendum sulla riforma costituzionale, eccoli a lottare al fianco del premier o a stare zitti zitti quando Renzi propone cose che Berlusconi sognava ma non aveva il coraggio di portare avanti: vedansi l’abolizione dell’articolo 18 oppure la riproposizione del porcellum con il rassicurante nome di Italicum, che ha il pregio di non far pensare ai suini ogniqualvolta lo si nomina.
Qualche voce solitaria e controcorrente rispetto al coro renzianissimo c’è, ma viene inevitabilmente soffocata dalle urla e dagli strepitii dei fedelissimi del premier. Il governo a larghe intese è il trionfo della politica sulla democrazia: l’assenza (fatto salvo il M5S) di un’opposizione lascia quasi carta bianca al potere che non si sa se sia più incapace o più canaglia. Proseguiamo così, con la solita Italietta che subisce gli affronti e osanna il più vuoto, che si fa mettere piedi, mani e culo in testa dall’«uomo solo al comando» che, con varie declinazioni, è ormai una costante tutta italiana.
Genuflettiamoci al Salvatore di turno, che promette mari e monti e prevede l’apocalisse nel caso in cui fosse costretto a tornare nel suo anonimato domestico. Addormentiamoci con la ninna nanna delle promesse cantata uniformemente da destra, sinistra e centro. Facciamoci cullare da queste pugnalate travestite da coccole, lasciamoci addomesticare senza pensare al domani. Tanto i posteri non saremo noi, quindi che siano loro a fare i conti con il loro presente. E Benigni è solo uno dei tanti: nonostante il premio Oscar, sta dimostrando di non essere capace di guardare al di là del proprio naso.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

La Voce che Stecca