Caro Massimo Bitonci,
vederti all’opposizione sarà come non averti più in consiglio comunale. In questi anni hai fatto tanto divertire chi come noi poteva guardare la tua giunta con il giusto distacco. Come non ricordare lo show di Mariella Mazzetto, l’«ebete» che mi hai indirizzato pubblicamente su Facebook, la tua lotta al degrado che è finita in un fallimento, la tua campagna per evitare contagi di ebola in città, l’incontro contro la teoria del gender patrocinato dal comune, tutte le tue ordinanze respinte dal Tar (come quella ai danni di due poveretti che gestiscono un kebab in centro), la tua campagna contro i padovani che volevano ospitare degli immigrati, la tua crociata per il crocefisso in aula, la sospensione del casino chiamato «botellon» e infine (ma solo per mancanza di spazio) i tuoi sforzi contro La Fiera delle Parole. Sei stato importante per noi, Massimo: il tuo nome è presente in 74 articoli sui 2180 pubblicati, mica male eh? Tu ci hai bloccato su Twitter ma noi ti vogliamo bene, ormai per noi sei uno di famiglia.
Padova con Sergio Giordani sindaco forse sarà un posto migliore, ma sicuramente meno divertente. Ci dispiace che tu non abbia mai capito che i consigli che ti davamo erano sintomi d’affetto e di profonda stima per lo statista che è in te, oggi che non sei più al «comando» di Padova possiamo (e dobbiamo) dirtelo chiaro e tondo: sei un fenomeno, Max!
Non sei morto, grazie a Dio, e neppure sei fuori dalla politica, però vedere Sergio Giordani al tuo posto ci riempie di tristezza: è troppo pacato, troppo tranquillo, pondera troppo per riuscire a raggiungere le vette di istrionismo che hanno caratterizzato i tuoi due anni e mezzo di amministrazione. Questo blog è stato fondato due mesi prima della tua elezione a sindaco, quindi abbiamo seguito ogni giorno della tua indimenticabile esperienza politica a Palazzo Moroni.
Bisogna dire, caro Max, che – numeri alla mano – pensavamo davvero che tu ce la facessi, poi l’unione fra Giordani e Arturo Lorenzoni ha sparigliato le carte in tavola.
Ciao Massimo, ci mancherai, ora sei libero di mangiarti un kebab.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

La Voce che Stecca