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Ieri è stata una giornata tremenda per i senatori pentastellati: secondo molti, soprattutto appartenenti al popolo del web, sarà loro la colpa se il ddl Cirinnà finirà male. Questo perché si sono rifiutati di votare l’emendamento «canguro» che avrebbe permesso di accorpare le 500 e più proposte di modifica al ddl, così da accorciare i tempi ed evitare inciampi.
Chi adesso accusa il Movimento 5 Stelle di andare contro un disegno di legge che aveva promesso di votare non sa di cosa sta parlando, quindi è bene fare chiarezza una volta per tutte, non per prendere le difese di un partito che non necessita di avvocati e che spesso ha fatto della cazzata politica e dei dispettucci infantili il proprio ordine del giorno, bensì per impedire che un altro partito – il Pd, per intenderci – si liberi di ogni responsabilità e mascheri così le enormi contraddizioni che coltiva dentro di sé.

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Punto primo: se il Movimento avesse accettato di votare a favore del cirinnacosiddetto «canguro», avrebbe dimostrato di utilizzare un metro di misura ad hoc a seconda dell’oggetto della votazione. I grillini erano quelli che – a torto o a ragione – avevano scatenato un putiferio quattro mesi fa quando il senatore Cociancich propose un emendamento canguro durante le votazioni della riforma costituzionale; se martedì i pentastellati avessero votato a favore avrebbero commesso un peccato mortale della vera politica: sarebbero stati palesemente incoerenti.
Punto secondo: il «canguro» è, a detta di molti giuristi, incostituzionale perché comprime il dibattito parlamentare, visto che: 1. non è certo vietato fare «ostruzionismo»; 2. è difficile se non impossibile individuare un modo per distinguere in modo univoco un emendamento ostruzionista da uno che punta a una vera modifica della legge. È da ingenui pensare che il Movimento 5 Stelle, che ha sempre fatto del rispetto della Costituzione la propria bandiera, possa votare un emendamento così borderline.
scalfarottoPunto terzo: i pentastellati hanno proposto di mettere al voto tutti gli emendamenti, come la prassi e la legge prevedono, quindi è davvero difficile vedere nel loro comportamento un tentativo di ostacolare l’approvazione del disegno di legge.
Quello che il Movimento 5 Stelle ci ha insegnato con questo comportamento è che in politica il fine non giustifica i mezzi: il canguro non va bene sia se porta ai diritti civili e sia se sfascia la Costituzione. Si tratta sempre di un procedimento la cui legittimità è molto dubbia e questo indipendentemente dal fine a cui punta.
È comprensibile la delusione di molti cittadini di fronte a questo apparente fallimento ma, se davvero i numeri in senato ci sono, il ddl Cirinnà diverrà presto legge: se esiste davvero una maggioranza che lo vuole, sarà questa stessa maggioranza a bocciare uno dopo l’altro gli emendamenti-farsa presentati da alcune opposizioni. Se la fine giungerà in tempi biblici non dobbiamo prendercela coi 5 Stelle, che hanno solo deciso di applicare la legge e di essere coerenti, ma con i vari senatori che hanno deciso di presentare emendamenti che cadono spesso nel ridicolo.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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