Pensiero unico nel Movimento 5 Stelle? Parrebbe di sì, rimanendo in linea con l’utopistica democrazia diretta di cui i grillini sin dal loro insediamento in parlamento si fanno sostenitori. «Chi non sarà d’accordo con il programma definito dagli iscritti, potrà perseguire (se riuscirà a essere rieletto) il suo programma in un’altra forza politica», così sentenzia Beppe Grillo sul suo blog, che da poco ha cambiato nome in Il blog delle stelle.
Il garante nonché capo politico del Movimento conclude l’intervento spiegando che «I responsabili della comunicazione del MoVimento 5 Stelle sono Ilaria Loquenzi, Rocco Casalino e Cristina Belotti, rispettivamente alla Camera, al Senato e in Parlamento Europeo, che si coordinano con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Tutte le uscite comunicative dei portavoce (partecipazioni a eventi, interviste alla tv, interviste ai giornali, post sui social network riguardanti l’azione politica del MoVimento 5 Stelle e simili) devono essere concordate assieme a loro. Altrimenti si rischia di cadere nelle trappole giornalistiche o di danneggiare l’immagine del MoVimento 5 Stelle con uscite goffe e maldestre. Chi danneggia l’immagine del MoVimento 5 Stelle può incorrere nelle sanzioni definite dal Regolamento: richiami e sospensioni. Non si fanno sconti a nessuno».
Senza dubbio un intervento definitivo, che sancisce non tanto la dipendenza degli eletti rispetto alla direzione del Movimento, bensì un rassegnato riconoscimento dell’incapacità di molti portavoce di sostenere un’intervista. Premesso che è assurdo generalizzare definendo «trappole» i colloqui con i giornalisti e fasciarsi la testa prima ancora di sbatterla parlando di «uscite goffe e maldestre», è qui manifestata la perdita di libertà da parte degli eletti di fare ciò che ritengono giusto, assumendosi oneri, onori e responsabilità derivanti dai loro gesti e dalle loro parole.
Non dubitiamo che il Movimento 5 Stelle sia stato più di qualche volta danneggiato da uscite «goffe e maldestre» dei suoi eletti, anche sui social network: un caso fra tutti quello della senatrice Enza Blundo che all’indomani di uno dei terremoti che qualche mese fa ha devastato il centro Italia ha scritto su Facebook «Il Tg1 apre dichiarando una scossa di 7.1 e poi la declassa a 6.1! Ancora menzogne per interessi economici del governo. Anche il terremoto dell’Aquila fu “addomesticato” a 5.8. Il tutto per non risarcire i danneggiati al 100 per cento», facendo sua una bufala che girava sul web. Nonostante questi precedenti, mettere un filtro fra le iniziative degli eletti e la loro realizzazione non permette ai cittadini di capire davvero chi hanno davanti: chi scrive, per esempio, non vorrebbe certo riconfermare la Blundo al Senato dopo quell’uscita sul terremoto. Se ci fosse stato un filtro, come da oggi ci sarà, non avremmo mai saputo che la signora credeva a una delle più ridicole bufale del web.
«Non si fanno sconti a nessuno», conclude Grillo. Ma indirettamente porteranno a uno «sconto» degli elettori nei confronti degli eletti, perché i cittadini non capiranno mai se hanno davanti uno statista o un cretino.

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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