Guido Catalano, torna l’«ultimo dei poeti» contemporanei

Ogni volta che mi baci muore un nazista
Guido Catalano
Rizzoli – 2017 – 18 euro

Guido Catalano, poeta e performer torinese classe 1971, è stato definito «criminale poetico seriale» ma anche l’«ultimo dei poeti». Per capire veramente di chi stiamo parlando non dovete far altro che leggere Ogni volta che mi baci muore un nazista, una raccolta di poesie che – vi avvisiamo – genera dipendenza: versi non elitari ma universali, che riescono a essere accessibili a chiunque, versi di vita quotidiana (per chi sta aspettando di bollire le carote) ma anche di invasioni di zombie, di fidanzate vecchie e nuove e di sbronze sotto la luna. «E viaggia ai trecento/la prima poesia/circondata dai campi di neve/e dice:/abbi fiducia/e dico:/mi piacciono, sai, le tue piccole tette. E poi?/Mi piacciono le tue piccole tette/ed i tuoi pensieri», questa è una parte della prima delle «144 poesie bellissime», che poi si scoprirà che sono molte di più.
Versi, dicevamo, accessibili a tutti: senza artifici retorici, immediati, che colpiscono il lettore e lo fanno riflettere, gli fanno dare a quel componimento la forma che desidera. Catalano è un poeta?, ci si chiede. A parte il fatto che si tratta di un’etichetta superflua, noi crediamo di sì: se la poesia è più malleabile della prosa, se la poesia può essere modellata dal lettore, Ogni volta che mi baci muore un nazista è un libro di poesia. E causa piacevole stupore che Rizzoli abbia voluto investire su un genere purtroppo considerato elitario e fallimentare sul piano delle vendite.
«Ragazza dall’altra parte del binario/che aspetti il treno che va verso il Sud cammini su e giù/su e giù sul bordo della linea gialla/gli occhi calamitati dal piccolo schermo saldato alla mano». Noi ci immaginiamo questa ragazza, e le diamo la fisionomia che preferiamo, il passato che desideriamo darle, i sogni e il futuro che secondo noi potrebbe avere. Qui le chiacchiere stanno a zero: questa è poesia, poesia contemporanea.

La Voce che Stecca

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