Lettera al Direttore: ha offeso i malati di cancro paragonandoli a Greta e Vanessa

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Gentilissimo Direttore,

sarò franco: prima di ieri io la credevo una persona seria, un giornalista che – pur non essendo iscritto all’Ordine come ha più volte affermato – si occupava di libera informazione in modo corretto ed imparziale. Però devo dire che mi ha deluso profondamente con il suo articolo Vanessa e Greta, «confisca dei beni»: parola del Doge Zaia: come si fa a paragonare la bravata di queste due ragazzine ad un malato di cancro? Lei ha mancato di rispetto a tutti coloro che lottano con questa malattia e anche ai loro parenti, vittime ogni giorno di questa condanna. Lo Stato italiano deve provvedere al pagamento delle cure dei suoi cittadini, ma non dovrebbe provvedere alle spese per riportare a casa due incoscienti che – se è vero quanto c’è scritto in giro per il web – si sono pure portate a letto pure i loro sequestratori.
Saluti

Marcello


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Gentile Marcello,

la sua non è la prima replica che ricevo a quell’articolo: sono felice che si sia instaurato questo rapporto fra blog e lettori e mi auguro che serva a discutere in modo costruttivo a proposito delle tematiche di attualità che trattiamo. Entrando nel merito della sua obiezione, premetto che a me non è parso di mancare di rispetto a nessuno con quell’articolo, se l’ho fatto me ne scuso. Lei ha chiamato Vanessa e Greta «incoscienti», e queste due ragazze sarebbero meno incoscienti di un pazzo che, schiantatosi contro un albero mentre sfrecciava a 150 chilometri orari su una statale, viene curato a spese dello Stato? Questo non «se l’è cercata»? Se lei sostiene che un folle che mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri debba pagarsi le cure per le conseguenze del suo atto sconsiderato, allora – solo in questo caso – potremmo cominciare a parlare. Ma il discorso finirebbe presto, perché quello di Greta e Vanessa è un caso molto diverso: intanto perché non hanno messo a repentaglio la vita di nessuno fuorché la propria andando in Siria; e poi perché, come ho detto ieri, il loro non era un viaggio di piacere. Erano in Siria per dare il proprio aiuto, ai ribelli si dice, e io dico chissenefrega.
Per quanto riguarda il discorso tirato spesso in ballo in questi giorni dai molti tuttologi che ricordano che Usa e Gran Bretagna non pagano mai riscatti, io mi associo al discorso fatto ieri sera da Massimo Gramellini a
Che fuori tempo che fa da Fabio Fazio: se l’Italia – che ha sempre pagato i riscatti – decide di cambiare la propria politica sui rapimenti, che lo dica chiaro e tondo in modo che i cooperanti, i medici, i preti e i volontari che lavorano nelle zone di guerra si regolino di conseguenza.
Cordiali saluti

Tito G. Borsa
direttore.lavocechestecca@gmail.com