«Rosso micione», uno dei libri gender condannati dal sindaco di Venezia
«Rosso micione», uno dei libri gender condannati dal sindaco di Venezia

 

La sacralità dell’informazione è troppo spesso macchiata da adulteri alle professioni che nella diffusione delle notizie trovano il proprio caposaldo: giornalisti, blogger, politici e «personaggi pubblici», troppi di questi si sporcano seguendo tracce inesistenti di altrettanto inesistenti problemi. Così scoppiano bolle chiamate gender e immigrazione, le ultime trovate di un’informazione che punta al sensazionalismo scordando il suo compito primario: fornire una gerarchia delle notizie. È più importante un libro che «porta i bambini ad essere omosessuali», secondo alcune fonti tutt’altro che attendibili, oppure la scomparsa della democrazia rappresentativa? Certe testate, certi spazi web, certi politici danno più importanza alla prima che alla seconda, quando la prima è un’illazione e la seconda una certezza. Lungi da noi generalizzare in modo becero – comportamento tipico di certi soggetti – ma sarebbe disonesto affermare che vada tutto bene, madama la Marchesa. Ora tocca ai vaccini, il terrorismo mediatico è sempre un passo davanti al buonsenso.

Di La Voce che Stecca

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