Questa settimana i miei sudditi hanno prodotto alcune riflessioni interessanti su cosa ascoltare alla grigliata di Pasquetta e perché leggere l’idiota di Dostoevskij. Naturalmente, sono permesse, ma a patto di offrire una salsiccia in sacrificio a Sarcasmo. Poi con una playlist leggermente diversa, grandi classici come: Fatti mandare dalla mamma a prendere le costine, uno su mille mangerà, sole cuore e griglia, Luca era vegetariano.

Poi, siccome il Regno è amico della Russia, è necessario invitare almeno un russo alla vostra grigliata. Purtroppo Putin in persona non sempre è disponibile. Inoltre, lui non darebbe grande soddisfazione. Lui gli agnellini li salva, non li mangia, perché è un bravo ragazzo.

Sarebbe bello effettivamente invitare il protagonista de L’idiota, il principe Myškin. Naturalmente io l’ho letto, le prime dieci pagine, poi mi sono addormentata. Quindi chiunque l’abbia letto integralmente è passabile di condanna a morte (nel pieno spirito del romanzo), a causa della sua manifesta superiorità intellettiva nei confronti del Lider Maximo. Il principe sarebbe una vera palla al piede, ma dopo cinque minuti di conversazione vi dirà la password del suo Wi-fi e la combinazione della sua cassaforte segreta. Può essere che nel corso del romanzo sia cambiato, ma appunto mi sono addormentata. Dopo dieci minuti dall’inizio della grigliata, appioppate l’Idiota a vostra nonna ultranovantenne. Myškin sicuramente l’ascolterà e non la ammazzerà a colpi di pugnalate, come il protagonista di Delitto e Castigo.

Dovete stare molto attenti, la polizia sarcastica potrebbe irrompere nella vostra grigliata, a controllare che abbiate invitato un russo (naturalmente, favorevole all’intervento in Ucraina). Poi la polizia controllerà ovviamente che non abbiate vegetariani infiltrati fra voi. Si mimetizzano bene e sembrano normali, ma poi offri loro il pollo e rifiutano. Ora vi lascio, devo finire gli ultimi episodi di Servant of The People, una brillante serie ucraina, scritta e recitata da un comico di cui non ricordo il nome.

Di Cecilia Alfier

Impegnata tra libri e scacchi, in movimento tra Padova e Torino, sempre con una forte dose di sarcasmo.

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