Non solo referendum: il 4 dicembre delle banche

Domani sarà una data decisiva ma non solo perché finalmente avremo l’esito del referendum, ma anche perché ci sono altre questioni che sono state legate al voto come quella delle banche.
In particolare Mps e Unicredit hanno deciso di aspettare a concludere qualsiasi contrattazione sino all’esito del referendum per evitare, per precauzione, le eventuali ripercussioni che la vittoria del «Sì» o del «No» potrebbero portare al mercato.

montepaschisiena

Infatti è giunta voce che proprio lunedì Monte dei Paschi di Siena potrebbe siglare un accordo con il fondo sovrano del Qatar, ovvero il Qia, per un ammontare di almeno 1 miliardo di euro, pari a un quinto del denaro necessario per il salvataggio.
Le trattative però non comprendono solo Doha ma anche Jp Morgan, che secondo le ultime indiscrezioni, grazie alla collaborazione dell’ex ministro Vittorio Grilli, dovrebbe concretamente contribuire alla ricapitalizzazione della banca.
Il possibile accordo di mercato non è certamente l’unica trattativa che gli arabi hanno condotto in suolo italiano: la Qatar Airways ha rilevato il 49% di Meridiana, la Qatar Investment ha acquistato la Costa Smeralda e Doha ha siglato un accordo con Cassa Depositi e Prestiti per investire sul Made in Italy.
Tutti questi investimenti fanno capire come lo stato arabo sia interessato all’Italia e un’ulteriore partecipazione nella situazione di Mps potrebbe legare indissolubilmente il rapporto tra i due paesi.
Inoltre la partecipazione del Qatar potrebbe dare vita a uno slancio di fiducia che porterebbe altri investitori, oltre a Jp Morgan, a scommettere sul «prodotto» Monte Paschi come per esempio Sors e Paulson&Co.
Purtroppo niente ancora è scritto e nulla è ancora deciso: basterebbe una situazione di mercato sfavorevole a sbilanciare le forze in gioco quanto basta per far saltare in aria l’intero progetto e a quel punto l’unica soluzione possibile probabilmente sarebbe un aiuto di Stato.
Dal 29 novembre è cominciato il primo passo di Monte Paschi verso il risanamento, ovvero la conversione volontaria di 4,289 miliardi di bond subordinati in azioni e ora si è in attesa del compimento della fase successiva.
Ma Monte Paschi non è l’unica banca che dopo il 4 dicembre avrà tutti gli occhi puntati su di sé, anche Unicredit dovrà fare i conti con un’ingente ricapitalizzazione.
Sembra che entro febbraio la banca debba recuperare circa 20miliardi di euro e che l’obiettivo sia di recuperarne 7-8 dalla vendita di Pioneer e di Pekao.
Tuttavia l’istituto bancario si ritroverebbe comunque con circa 12 miliardi da reperire e il piano sarebbe quello di recuperarli grazie a un consorzio formato da Morgan Stanley, Ubs, Jp Morgan, Merrill Lynch, Mediobanca, Credit Suisse, Goldman Sachs, Hsbc e Citigroup.