Nel 1819 il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer pubblica Il mondo come volontà e rappresentazione, sua opera fondamentale. Elemento centrale del suo pensiero è il cosiddetto «Velo di Maya»: un «velo» di natura metafisica e illusoria che separa gli individui dalla conoscenza e dalla percezione della realtà rendendola sfocata e alterata e che impedisce loro di ottenere la liberazione spirituale. Quando l’individuo riesce a liberarsi dal «velo di Maya», la sua anima si risveglia dal letargo conoscitivo per contemplare finalmente la vera essenza della realtà.
Non vi ricorda qualcuno? Certo: Beppe Grillo. La
Notte dell’onestà, la manifestazione del Movimento 5 Stelle che si è tenuta ieri a Roma, è stato un notevole passo avanti per un entità che per molti versi pareva ancora informe e spesso alquanto contraddittoria.
Abbiamo più volte «bacchettato» Beppe Grillo sulle pagine di questo blog: per esempio abbiamo criticato (dal punto di vista politico, non etico) la sua testardaggine nel negare ogni forma di compromesso con le altre forze politiche; ma ieri, finalmente, dal palco della
Notte qualcosa sembra essere cambiato. Il leader del M5S, dopo aver mandato un sonoro Vaffa a Renzi ha fatto sapere quali sono le condizioni per l’elezione del successore di Giorgio Napolitano; condizioni ben diverse dalla presentazione allo sbaraglio di Stefano Rodotà nell’aprile 2013: «Renzi ci faccia dei nomi». Impossibile, fortunatamente, un incontro al Nazareno sulla scia di quello avuto con Berlusconi.
Grillo ha finalmente sollevato il «velo di Maya» che lo separava da una concezione realistica della politica: un partito (ci scusino i pentastellati) con i numeri del Movimento non può decidere autonomamente chi sarà il nuovo Capo dello Stato: bisogna scendere a dei compromessi, che sono – lo ripetiamo da mesi ormai – l’essenza della politica democratica.

Tito G. Borsa

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

La Voce che Stecca