Ha fatto discutere più di qualche minus habens del web la foto delle pallavoliste dell’Usd Altair 1963 di Vicenza che, per festeggiare la promozione, hanno posato in reggiseno con dei palloni a coprire le loro intimità. Se ne era occupata per noi già Laura Gambarin nei giorni scorsi ma, a parere di chi scrive, in un modo troppo «elevato» rispetto alla bassa caratura di chi ha criticato queste ragazze.
Evitiamo di tirare in ballo i diritti e il rispetto delle donne, il femminismo e altri concetti che chi ha scritto commenti come «Dobbiamo ancora abbassare gli slip per poter far valere quanto siamo brave» non riesce a comprendere: qui la discussione riguarda qualcosa di molto molto molto più concreto, ossia il diritto di un individuo a fare ciò che vuole, nel rispetto per gli altri. E non riusciamo, neppure sforzando la nostra pigra malizia, a trovare un elemento irrispettoso in quella foto. Tanto che non viola neppure le limitanti norme di comportamento di Facebook, che erano arrivate a cancellare un’opera d’arte raffigurante una donna nuda.
Può piacere o non piacere, può risultare sensata o insensata la scelta di festeggiare in questo modo la promozione, ma neppure il più feroce rifiuto autorizza all’insulto o all’umorismo da bar. Certo, siamo in una democrazia e c’è la libertà d’espressione, su questo non ci piove. Ma, avvalendoci dello stesso diritto esercitato da questi signori del web, cogliamo l’occasione per definirli, con grande semplicità e altrettanta leggerezza, dei miserabili oppure, per abbassarci un po’ al loro livello, degli emeriti cretini.
La malizia è negli occhi di chi guarda, diceva un adagio popolare che, come tutte le tradizioni, molto spesso c’azzecca. La foto in questione non è un nudo artistico, e su questo non ci piove, ma definirla un’immagine per festeggiare la «Pornozione» è davvero troppo. Il giudizio di stomaco è ben diverso dalla libertà di esprimersi: il «non mi piace» è lecito, il «troia» no. Se, per assurdo, quelle stesse giocatrici avessero deciso di festeggiare con un video di un’orgia (e sarebbe indubbiamente pornografia), il giudizio sarebbe ancora una volta insensato, primitivo, degno di un’autoritarismo e di un conformismo fuori dal tempo.
Un altro adagio recitava «Vivi e lascia vivere» e anche questo centra il bersaglio: nessuno ha chiesto alla commentatrice Laura E., e nemmeno ad Annamaria C. e agli altri criticoni di farsi una foto come quella mostrata sulla pagina Facebook della squadra. Quindi che diritto hanno ad attaccare un gesto innocuo e per nulla irrispettoso nei confronti di chicchessia? 

Di Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

La Voce che Stecca