La politica non è mero e cieco esibizionismo

Ci sono molti modi di fare il sindaco, ma pochi di fare (sana) politica. Vi faccio degli esempi pratici. Una signora, un bel venerdì pomeriggio, nota che i bambini all’uscita di scuola faticano a passare dal cancello principale perché sono troppi e intralciati dalle macchine; nota anche un cancello più piccolo chiuso; pensa «Sarebbe bello aprirlo e far passare gli studenti», e telefona al sindaco. Il giorno dopo il «super-man dei poveri» accorre in suo aiuto, fa aprire il cancelletto, poi la sera telefona e dice alla signora: «Ha visto come ho aperto il cancelletto».

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Sadiq Khan, da qualche giorno sindaco di Londra

Quella non è politica, è un atto dovuto, gentile e ben fatto certo, un po’ esibizionista. L’indomani ci sarà ancora un cancello chiuso con dei bambini che faticano a uscire dalla scuola, magari un edificio malmesso, con le macchine che rischiano di tirarli sotto perché non c’era un progetto serio per la viabilità e se c’era è fermo come la viabilità stessa. Però, accanto agli incidenti stradali, è pieno di rotonde, abbellite dai fiori. Questo sindaco era liberamente ispirato a una persona vera, ma forse le cose stanno per prendere un’altra piega. Come l’hanno presa a Londra, con l’elezione del nuovo sindaco laburista, Sadiq Khan. Di origini umilissime e pakistane: i suoi genitori, un autista di autobus e una rammendatrice, sono immigrati (a Londra lo sono in molti, ormai). Ora vediamo cosa diventerà lui, per adesso ci sembra poco più che un simbolo. Riflettevo sulla differenza di destini, una persona può essere figlio di immigrati e farsi esplodere il venerdì sera, un’altra può diventare sindaco, avvocato, attivista per i diritti umani, tutto sulla base di scelte individuali, ma anche della società in cui si vive, sul grado di integrazione. In fondo, si fa politica anche per questo.