«Storia di un impiegato», un album di realismo

In occasione dei 17 anni dalla morte di Fabrizio De André (11 gennaio), considerato dai più il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, ogni settimana analizzeremo – senza pretesa di esaustività – i 13 album in studio dell’artista genovese: da Volume I ad Anime Salve, dal 1967 al 1996.

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Nel 1974 la coppia De André-Piovani, con l’aggiunta di Bentivoglio, partorisce un altro capolavoro. Si tratta di Storia di un impiegato, un concept album dal contenuto spiccatamente politico (come suggerisce anche il titolo) a cui fa contorno – si fa per dire – una suite musicale di altissimo livello, degna del genio di Piovani. Il cantautore genovese sembra non apprezzare questo disco, ne è prova il fatto che negli anni successivi, a parte Verranno a chiederti del nostro amore, non riproporrà mai dal vivo brani di questo album: per la prima volta, spiegherà tempo dopo De André, un’opera d’arte era utilizzata per spiegare alla gente come comportarsi. In effetti Storia di un impiegato non è un invito alla riflessione, come potevano esserlo gli album precedenti, bensì un invito all’azione. La critica feroce alla società italiana dei primi anni settanta culmina nell’eccezionale Nella mia ora di libertà: «Intanto imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali, tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali, ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame». L’anarchismo deandreiano esplode in tutta la sua potenza in Storia di un impiegato, mostrando la propria tendenza all’egualitarismo, al libertarismo e soprattutto all’umanità: i nemici non sono né i «ricchi» né gli strati più alti della società: il concept album del 1974 è un attacco al potere non più umano che tenta di rendere come se stesso gli individui, e spesso ci riesce. Per sfuggire da questo gioco al massacro il protagonista decide di far esplodere il parlamento, mettendo però la bomba nel posto sbagliato e facendo saltare in aria un’edicola. È l’individuo ad avere il potere di cambiare le cose. In questo disco dai contenuti spesso difficili spesso violenti, Fabrizio De André ci racconta il suo punto di vista politico, con poca poesia ma con estremo realismo.