Non saranno solo politiche e sociali le conseguenze della tragedia (così l’ha definita il New Yorker) che ha colpito gli Stati Uniti la scorsa settimana. Nel suo delirio di promesse folli nel corso della campagna elettorale, il nuovo presidente Donald Trump si è anche espresso su una questione che non riguarda solo il suo paese, ma l’intero pianeta e l’intera umanità: il cambiamento climatico.

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Gli Stati Uniti sono secondi nell’infame classifica degli inquinatori mondiali, oltre a essere un punto di riferimento a livello globale: le loro scelte sono determinanti nel percorso di collaborazione e impegno che le organizzazioni internazionali hanno intrapreso da anni. È dunque preoccupante che una questione tanto importante e delicata finisca ora nelle mani di un governante che definisce il cambiamento climatico una «bufala», «inventata dai cinesi per impedire all’economia americana di essere competitiva».
Donald Trump, infatti, durante la campagna elettorale non si è risparmiato promesse a favore del carbone, del fracking, delle trivellazioni, e ha affermato di voler eliminare l’Epa (Environmental Protection Agency), «in ogni sua forma», annullare il Clean Power Plan di Obama e ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi.
Certo, può confortare il fatto che il presidente non ha un’autorità che gli consenta di prendere decisioni drastiche da solo, ma sicuramente può dare alle politiche ambientali degli Usa una piega allarmante. È chiaro che incontrerebbe serie difficoltà se tentasse seriamente di eliminare l’Epa, perché avrebbe bisogno dell’approvazione del Congresso, ma potrebbe portare cambiamenti sostanziali che ne ridurrebbero l’efficacia, per esempio nominando a capo dell’organizzazione, come ha già annunciato, una persona come Myron Ebell, negazionista del cambiamento climatico e «portavoce dell’industria del petrolio». C’è inoltre il rischio che si aggiudichi l’amministrazione di importanti parchi nazionali Sarah Palin, che ha affermato che i combustibili fossili sono «cose che Dio ha messo in questa parte del mondo perché l’umanità le usi».
Anche il Clean Power Plan, che prevede lo stanziamento di miliardi di dollari per finanziare il passaggio a fonti di energia pulita, non potrà essere facilmente annullato, ma Trump avrà comunque la possibilità di mettere in discussione l’entrata in vigore di altre norme previste dal piano di Obama.
Per quanto riguarda l’accordo di Parigi, invece, anche se proprio sulla base dell’accordo stesso gli Stati Uniti non potranno uscirne se non verso la fine del mandato di Trump, il presidente potrà decidere semplicemente di non rispettarlo. Le conseguenze potrebbero essere deleterie: senza l’impegno di una delle potenze più forti del mondo l’obiettivo stabilito dalla Cop21 sarà praticamente impossibile da raggiungere; inoltre altri paesi potrebbero seguirne l’esempio e non fare più alcuno sforzo in difesa dell’ambiente. Senza contare che probabilmente Trump rifiuterà di dare 800 milioni di dollari ai paesi in via di sviluppo che Obama aveva promesso per aiutarli a rispettare gli impegni presi: si perderà così un altro grande incentivo.
Dunque, anche se Trump non avrà il potere di fare ciò che vorrà, le sue posizioni sulla questione del clima non sono affatto da sottovalutare.

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