Essere perseguitati dalla fortuna, riconoscersi col nulla, addentrarsi per strade senza fine, ultimo tra i primi… sono arrivato alla soglia del delirio in piedi, ma c’è solo una direzione in cui buttarsi. Il nulla.
Eccomi di nuovo a parlare di me stesso quando in realtà vorrei sempre e solo parlare degli altri.
Quegli altri che non mi vedono e non mi considerano e di conseguenza non riesco a raggiungere se non con le mie opere, anche se raramente.
Il mio bisogno di esprimermi e di espressione nasce dalla voglia di stare con gli altri e mi è stato trasmesso da mio padre, Ettore, silente figura medianica e sciamanica che non attraverso le sue parole, ma grazie alle sue azioni e al suo lavoro mi ha passato gli strumenti per costruire la mia vita e percorrerla come un viaggio verso una meta che viene definita dal suo cammino.
Ecco perché quel giorno seduto curvo a lavorare sul tavolo da disegno nello studio del grafico ex Art Director di Fiorucci a Parma Augusto Vignali, nel lontano 1980 e io appena diciottenne, mi sono ritrovato «a casa» quando nel silenzio del nebbioso pomeriggio padano sono risuonate le sue parole… anch’egli curvo a disegnare alla luce fioca della lampada da tavolo e con la sigaretta penzolante dalla bocca, con tono imperativo ma amichevole mi ha rivelato la sua personale formula magica: «Il pensiero è nella mano, mio giovane apprendista grafico!».
Quale sublime formulazione di un concetto e di un pensiero che racchiudono l’essenza dell’Arte.
Non dal cuore né dal cervello ma per la mano arrivano a materializzarsi le opere dell’ingegno umano, e nella mano è l’estensione di tutto ciò che compone l’uomo e la sua natura, dalle sue dita fino ai polpastrelli fluiscono i pensieri e le idee che si formano davanti ai nostri occhi in veste di opere grafiche, pittoriche, scultoree o anche musicali.
Il tempo della creazione è di determinante importanza e avviene istantaneamente attimo dopo attimo,  non ci può essere spazio per il tempo della trasmissione del pensiero ma deve avvenire indipendentemente dalla mente.
Altrimenti non potrebbe mai essere un prodotto Artistico ma una mera esecuzione, uno sterile artificio per rimpiazzare la purezza dell’anima e la sua intrinseca bellezza eterea nella sua naturale manifestazione attraverso l’Arte.
Ma perché parlo di questo in un momento politico gravissimo in cui la democrazia mondiale è in grave pericolo e nelle mani, piccole mani, di un uomo di poco cervello?
Quelle mani che non sanno stringersi ad altre nel momento dell’incontro, che sembrano non trovare un significato a un protocollo che è riconosciuto universalmente da tutte le culture ma che a lui risulta difficile comprendere per la remota lontananza dalla sua natura egocentrica.
Quella mano che potrebbe un giorno schiacciare il tasto sbagliato, il bottone più pericoloso del mondo, un Dottor Stranamore con conseguenze che tendono a un nefasto olocausto.
Un uomo che sembra non sappia neanche leggere o che comunque ha la soglia di attenzione di un bambino dell’asilo… a quest’uomo, e nelle sue mani… abbiamo affidato il destino del mondo?

La Voce che Stecca