«Professore, perché studiamo la storia?»
«Per non commettere gli stessi errori del passato».
Interessante visione, quella della lettura critica degli avvenimenti attuali su una base storica, al fine di rendersi conto che il mondo, in fin dei conti, è abitato da effimere creature umane che tendono a fare e rifare le stesse pagliacciate, se non fosse per qualcuno di più lungimirante che ha deciso nottetempo di documentare in maniera indelebile le vicissitudini degli uomini per evitare di sbattere la testa sullo stesso muro. Eppure parrebbe non bastare.
Balza agli occhi durante gli ultimi mesi un caso particolarmente rilevante, che avrebbe dovuto far tremare di paura, ma che ha suscitato nell’opinione pubblica uno sdegno pari a quello di una massaia di fronte all’aumentare del prezzo delle cipolle rosse di Tropea.
Donald Trump vieta l’accesso agli immigrati da 7 paesi del Medio Oriente: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen. «Non vogliamo terroristi nel nostro Paese. Non dimenticheremo la lezione dell’11 settembre, non solo a parole ma anche con azioni». Grandi parole, altisonante dichiarazione che ricorda una ferita indelebile che gli Usa non dimenticano. Studiare la storia per non ripetere gli stessi errori? Un corno.
Ora, senza addentrarsi in territori minati, riconosciamo che una degenerazione della religione dell’Islam porti questi credenti radicali e integralisti a compiere atti di inaudita violenza, ma accanirsi con ordini esecutivi regolati da opinioni da bar e conclusioni al limite della scommessa al fantacalcio è esageratamente grave, nonché dannoso, in quanto fomenta l’odio ambo i lati.
Ma ciò che dovrebbe saltare agli occhi chiaramente come la luce del sole è un altro fatto, così irrealmente simile al decreto statunitense da mettere i brividi. Facciamo un salto indietro nel tempo di circa 82 anni fa, che non sono nemmeno così tanti, ma a quanto pare abbastanza perché non si ricordino con sufficiente chiarezza i fatti avvenuti. Nel 1935 un cancelliere tedesco emanò delle leggi, successive a una certa conferenza, tra le quali negava la cittadinanza tedesca a dei cittadini di una certa etnia. Ancora nessun ricordo? Ecco un piccolo aiuto: parliamo delle Leggi di Norimberga, emanate da un certo signore conosciuto ai più come Adolf Hitler a discapito degli ebrei. Il Führer dichiarò, nel 1945: «Un giorno si ringrazierà il Nazionalsocialismo del fatto che io ho annientato gli ebrei in Germania e in tutta l’Europa centrale». Un po’ come quando venivano affissi i cartelli fuori dai negozi tedeschi con l’insegna: «Io non posso entrare» e la caricatura grottesca della faccia di un ebreo.
Credo tuttavia che tutti ricordino invece come la storiella con Hitler andò a finire, senza dilungarsi troppo sulla questione.
Questo vuole essere soltanto uno spunto di riflessione per il lettore, in fondo sono stati citati avvenimenti accaduti il secolo scorso, un po’ come una favola che inizia con un «C’era una volta» che agli occhi dei bambini diventava così reale, mentre per gli adulti rimaneva una fiaba scritta in un libro. I fatti sopracitati sono anch’essi scritti nei libri, documentati con fotografie ma, soprattutto, sono drammaticamente avvenuti.

Di Emanuela Baggio

Emanuela, 19 Studentessa, attrice, ama l'arte in tutte le sue forme. Filantropa e amante dei gatti, sogna di fare dell'arte della scrittura la sua professione.

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