Così ostinata, enigmatica e astratta pare, l’arte contemporanea, lei che è madre del dissenso ma anche del consenso.

L’arte contemporanea, che strana creatura!

Prima d’iniziare, bisogna definirne l’inizio cronologico, perché, nella storia dell’arte, l’accezione del termine contemporanea intende tutto ciò che è stato prodotto a partire dal 1789, anche se rimane acceso il dibattito su un possibile nuovo inquadramento del termine.

È importante sottolineare che la data è strettamente legata all’inizio della rivoluzione artistica, dove di fatto hanno iniziato a sperimentare nuove forme stilistiche.

L’inizio di questa incredibile tappa storica dell’arte comincia con gli impressionisti, gli sperimentatori di luce e sempre su questa scia prende piede l’interesse per lo studio di quelli che saranno i fondamenti della fotografia.

Presentata ufficialmente nel 1839, la fotografia contribuisce a questo cambio direzionale. La realtà viene raffigurata ormai per come è veramente attraverso la lente di una macchina fotografica e i pittori ora devono pensare a un nuovo modo di fare arte.

Iniziano così, dando forma a quella realtà che filtrava in loro, muovendosi sperimentalmente tra differenti linguaggi artistici, a rimodi dogmi accademici, a volte perfino destrutturandoli integralmente, per arrivare a quella che ritengono la loro forma perfetta di comunicazione, il famoso ponte. Come quello del gruppo tedesco Die Brücke -il ponte-, che intendeva proprio creare un collegamento tra l’artista e l’osservatore, che intenzionalmente lo voleva partecipe di questo flusso emozionale.

Quindi, l’arte contemporanea abbraccia un arco temporale di tendenze e avanguardie varie che si sono contaminate e arricchite vicendevolmente fino ai giorni nostri. E forse è proprio quella dei giorni nostri che merita di più di essere rivalutata, perché anche ora l’artista vuole comunicare con noi, ma spesso non conosciamo la chiave di lettura e l’accantoniamo senza riserve.

Ecco dunque cinque validi motivi per rivalutare l’arte contemporanea nel senso letterale del termine, ovvero quella più recente.

Uno: non è unica ma accoglie varie tendenze

L’arte contemporanea non è un blocco monolitico, è formata da tendenze differenti con il quale connettersi, non è detto che ti piacciano tutte ma non fermarti alle apparenze.

Un esempio, il graffitismo come quello di Keith Haring, promulgatore dell’arte per tutti, padre della moderna street art, da essere considerato illegale ora viene volutamente usata con forgia riqualificante di quartieri e città.

Allo stesso modo, esistono infinite altre tendenze e sensibilità che aspettano solo di essere scoperte, per questo non bisogna fermarsi alle prime impressioni.

Due: lo spazio è delle idee

L’estetica non è più così importante per l’arte di oggi, per questo spesso viene definita concettuale, quella del: “Lo potevo fare anche io!”, in realtà è un’arte che cerca di indagare sé stessa, la sua evoluzione e noi.

Risulta più enigmatica perché non desidera più essere solo ammirata, ma pretende di essere interpretata, non vuole passare delle semplici informazioni ma stimolare una reazione,un’opinione uguale o contraria.

Coinvolgendoci non solo in modo sensoriale ma anche cognitivo.

Il che ci porta al motivo successivo

Tre: L’arte non va capita ma vissuta. Da fruitore ad osservatore

L’affermazione dell’artista argentina Marta Minujìn, la cui espressione artistica si avvale di strumenti e ambientazioni di forte impatto emozionale stabilendo così, immediatamente una relazione con il pubblico, è utilissima per comprendere un quesito fondamentale dell’arte contemporanea.

Come nell’opera Il Partenon de los libros, eretta nel 1983 a fine dittatura in Argentina, assemblando trentamila libri proibiti come manifesto della libertà di espressione, poi replicata con centomila volumi in piazza Friedrichsplatzi di Kassel a Berlino, proprio dove nel 1933 Hitler ne ordinò il famoso rogo.

Un’arte che si lega con immediatezza alla vita, sincera e trascinante. Che porta il pubblico nel suo mondo, e non solo lo fa fruire dell’opera artistica ma diviene parte dell’opera stessa.

Quattro: Istruisce ma non annoia

Due passi nel mondo dell’arte non saranno mai passi sprecati, certo, non tutto potrà dirci qualcosa ma di certo ci porterà a sentirla, qualsiasi reazione emotiva è parte del bagaglio.

Che siano riflessioni sull’arte, su di un’artista o sulla società, in un luogo che non giudica e che allo stesso modo non vuole essere giudicato, dove il tempo sembra deformarsi dolcemente, il seme dell’introspezione artistica si impianta, pronto a crescere e germogliare con i suoi quesiti, presto o tardi.

Cinque: la vita senza arte è una vita senza colore

L’arte è espressione dell’essere umano: fin da piccoli esprimiamo noi e il mondo attraverso un’arte che ci risulta primordiale, qualcosa che ha portato l’uomo a disegnare le sue prime forme sulle pareti di una caverna, la narrazione io-mondo di cui tutti sentiamo il bisogno.

Che sia in forma attiva o passiva, l’arte dona colore al mondo e alle nostre giornate, intingendole di senso. Dunque, non ci resta che tuffarci al suo interno.

La Voce che Stecca